Su La Stampa, Massimo Cacciari sostiene che le difficoltà delle coalizioni politiche non dipendano tanto dalla competizione tra leader o dalla stesura dei programmi, quanto dall’incapacità di definire linee di demarcazione chiare sui problemi concreti.
Secondo l’autore, destra e sinistra sono ormai formule prive delle culture politiche che un tempo le sostenevano, e questo favorisce osmosi e contaminazioni, rendendo difficile costruire strategie coerenti.
Cacciari ricorda come le vecchie contrapposizioni fossero fondate soprattutto su concezioni diverse del ruolo dello Stato nell’economia e nella politica industriale, oltre che sulla fiscalità: da una parte l’intervento pubblico e la progressività fiscale, dall’altra il primato del mercato e la riduzione della pressione fiscale.
Quel mondo, osserva, è finito.
Lo Stato ha perso il ruolo di protagonista nello sviluppo tecnologico e industriale e la linea liberista affermatasi con Ronald Reagan e Margaret Thatcher ha vinto in Occidente.
La vera questione sarebbe quindi capire quale funzione debba avere oggi lo Stato di fronte alla tecnica globale.
L’autore ritiene però che anche la destra sia ormai priva delle sue tradizionali coordinate economiche.
Con il peso del debito e l’impossibilità di ridurre la pressione fiscale, è costretta a recuperare temi sociali che la avvicinano alla sinistra.
Restano soprattutto identitarismo, nazionalismo e sovranismo, ma senza potersi spingere troppo oltre, per non entrare in contrasto con l’élite economico-tecnocratica europea.
Per questo, secondo Cacciari, una destra che voglia governare deve diventare europeista o presentarsi come pienamente occidentale.
Anche la sinistra, però, ha abbandonato il tradizionale ruolo programmatore dello Stato e mantiene posizioni moderate sulla fiscalità.
Sul piano della politica estera, infine, le differenze si sono ulteriormente confuse: di fronte alla crisi dell’egemonia americana e ai nuovi equilibri internazionali, destra e sinistra oscillano tra minaccia russa e trattativa con Vladimir Putin, rapporti con la Cina e contenimento dei suoi rivali.
Per Cacciari, le coalizioni si trovano così prive di una vera analisi del nuovo scenario internazionale e proprio questa confusione renderà difficile convincere gli elettori.








