David Granieri, Vicepresidente Coldiretti, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza 2025 “Insieme per far crescere l’Italia”, organizzati a Bologna dal 27 al 29 novembre 2025 dall’Osservatorio economico e sociale “Riparte l’Italia”.
Il suo intervento si è tenuto nel panel “Made in Italy, prodotti dell’agricoltura e tutela della salute”, moderato dal giornalista Andrea Pancani.
Italian Sounding e valore strategico del cibo
«L’Italian Sounding è il grande tema che noi stiamo affrontando da ormai anni. La filiera agroalimentare vale in Italia quasi 700 miliardi di euro, circa il 15% del PIL italiano».
«Negli ultimi cinque anni è cresciuta del 10% ogni anno, quindi parliamo di una crescita esponenziale.
Il dato veramente interessante è il valore geopolitico che il cibo ha dimostrato di avere negli ultimi anni».
«Se l’Italian Sounding vale 120 miliardi nel mondo, in Italia ne vale comunque 20 miliardi, perché il mercato non si ferma ai confini nazionali».
PAC, reddito agricolo e fondo unico
«Questo momento storico si sposa con quello che diceva Paolo De Castro: il taglio del reddito agricolo e l’idea del fondo unico hanno un obiettivo chiaro, depotenziare la forza della produzione italiana».
«Immaginare un fondo unico dove un presidente di Regione deve decidere se fare una strada o dare i soldi agli agricoltori, se fare una diga o finanziare lo sviluppo rurale, è un’assurdità».
«La rinazionalizzazione della Politica Agricola Comune non è immaginabile. La PAC è nata proprio per garantire regole uguali in tutti i Paesi europei».
Green Deal e rapporto con l’ambiente
«Noi veniamo dalla battaglia contro il Green Deal, che è stata una grande farsa. Chi più degli agricoltori ha a cuore l’ecosistema e l’ambiente, visto che ci vive?».
«È una farsa immaginare un sistema perfetto che tenga immutata la natura, soprattutto quando questo si scontra con il presidio idrografico, con la necessità di togliere la legna dai letti dei fiumi».
Protesta del 18 dicembre e ruolo del Parlamento europeo
«Il 18 dicembre ci saremo anche noi, in prima linea. Abbiamo avuto la sensazione di una deriva autocratica».
«Per la prima volta il Parlamento europeo disconosce un decreto d’urgenza. Non era mai successo. È evidente che qualcosa non sta funzionando».
Reciprocità delle regole e concorrenza sleale
«La reciprocità non è banale. Se c’è un Paese che usa principi attivi vietati in Italia dal 1960, quello è un elemento di competizione sleale».
«Non è banale nemmeno il costo della manodopera: se devo competere con 6 dollari al giorno dati ai bambini,
da un punto di vista etico è inaccettabile e da un punto di vista economico è insostenibile».
Cibo sintetico e industria alimentare
«La favola del cibo sintetico come prodotto più economico e meno impattante non è vera. Un bioreattore consuma una quantità di energia tale da accendere una città».
«L’Olanda ha la più grande fabbrica di cibo sintetico perché il valore geopolitico del cibo è enorme: chi controlla il cibo controlla il prezzo e lo può imporre al mondo».
Cibo ultra-processato, salute e modello italiano
«Sono 25 anni che il cibo ultra-processato sostituisce quello naturale. Nel Regno Unito il 70% dell’apporto calorico dei bambini viene da cibi ultra-formulati».
«In Svezia siamo al 40%, in Italia al 12%. Forse è una scelta culturale, ma sicuramente abbiamo scelto di mangiare meglio».
«Non a caso siamo uno dei Paesi più longevi del mondo e allo stesso tempo l’agricoltura con maggior valore aggiunto per ettaro».
Scelte politiche e prospettiva europea
«Quando il Governo italiano decide di vietare il cibo sintetico, lo fa con cognizione di causa. Subito dopo altri 17 Paesi seguono».
«Evidentemente non è solo una questione etica, ma anche economica e sociale».
«Dobbiamo rifondare i pilastri dell’Unione Europea per guardare al futuro, a vantaggio di un sistema che punta alla salute delle persone».








