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Da dove nasce la crisi francese? | L’analisi di Stefano Lepri

Stefano Lepri sulla Stampa descrive la crisi francese provando ad indagarne le origini: “Per i malanni dell’Europa – scrive l’editorialista – non esistono purtroppo cure indolori. La grande impopolarità di Emmanuel Macron a otto anni dal suo ingresso all’Eliseo mostra che era una illusione dell’epoca il suo progetto di governare con politiche astrattamente ritenute giuste, sorrette da un largo consenso intellettuale. Invece di sgonfiare gli estremismi di protesta a destra e a sinistra, li ha alimentati.

Macron pensava che la via giusta fosse scegliere il meglio, eliminando i pregiudizi, tra le proposte della destra e della sinistra. Poi la necessità di dare adeguati incentivi ai privati in modo che la Francia ritrovasse dinamismo lo spostò un po’ più verso la destra. Le speranze sono state deluse non perché i provvedimenti fossero sbagliati, ma perché ne era stato sopravvalutato il possibile effetto positivo.

Non solo in Francia, idee che godevano di vasto consenso fra gli esperti si sono rivelate, all’atto pratico, di efficacia modesta. Questo contribuisce a spiegare perché la spinta verso l’estrema destra spesso si caratterizzi come rivolta dei “non esperti”. C’è stata leggerezza, ovunque, nel pensare che un po’ più di mercato, di concorrenza, di flessibilità del lavoro, avrebbero facilmente sospinto il tasso di crescita dell’economia, senza sacrifici per quasi nessuno o di breve durata.

Il rapporto Draghi resta poco attuato perché comporterebbe rinunce da parte di corporazioni potentissime, forse di intere classi dirigenti di ciascun Paese. Guardandola con occhi italiani, in Francia si vive bene: la sanità funziona, si va in pensione presto, l’istruzione è quasi gratuita e in linea di principio non classista. Ma esprime anche travolgenti desideri di stare meglio.

Le manifestazioni di ieri rinforzano il luogo comune, diffuso nel mondo tra i non francesi, che si tratti di “un paradiso abitato da gente convinta di trovarsi all’inferno”. Stiamo attenti al rischio.

L’estrema destra francese trova ancora facile addossare colpe alla moneta unica. Oltralpe – conclude – c’è perfino chi pensa che dell’alto debito pubblico abbiano responsabilità le istituzioni europee, troppo indulgenti con Parigi mentre erano durissime verso Atene. Si poteva pensare a un euro senza la Grecia, non sarebbe possibile un euro senza la Francia”.

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