Da qualche anno al Rione Sanità di Napoli, dove nel V secolo furono deposte le spoglie di san Gennaro dopo il martirio, i giovani hanno opposto all’inevitabile l’imprevedibile, iniziato a recuperare antichi manufatti non per il mero gusto di restaurare, ma per ricostruire la speranza.
Da qualche anno alla Sanità si è ripreso a far musica, teatro, danza, sport. Nel Rione ormai c’è la consapevolezza che Napoli va ricostruita, restaurata, nelle cose e nello spirito. La tutela e la valorizzazione del patrimonio storico artistico non sono una divagazione per anime belle o un imperativo costituzionale, sono soprattutto la chiave per riscoprire un antico modello di sviluppo umano, sociale ed economico.
Nel cambiamento ci è piaciuto restare fedeli alla nostra grande tradizione, quella che s’ispira a un’economia civile e non politica, capace di favorire un mercato comunitario e non capitalistico, in poche parole all’’Economy of Francesco, quel nuovo Umanesimo che stava tanto a cuore al Santo Padre. Guidati da queste premesse, per noi della Sanità è stato quasi naturale fare impresa attraverso la cooperazione. Questa modalità di fare impresa, oggi, non può essere più vista come un’eccezione o, peggio, una seconda scelta: va considerata la via maestra, l’unica in grado di ancorare l’agire economico alla reciprocità. E, come in ogni primavera che si rispetti, a guidare questa piccola rivoluzione sono stati i giovani, quelli che Giorgio La Pira paragonava alle ‘rondini’, quel capitale umano che tra le tante ricchezze del nostro Sud di certo si impone.
Dopo questa lunga sperimentazione al Rione Sanità, a gennaio 2024 l’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Mimmo Battaglia, ha chiesto al Capitolo Metropolitano, ai giovani della Pastorale Giovanile e a quelli del Rione Sanità di elaborare un progetto culturale capace di sovvertire la logica del profitto anteponendo – soprattutto per i luoghi dell’anima – l’esigente bellezza della gratuità.
Se i beni storico artistici sono i granai dell’anima è intollerabile che nelle nostre città ai poveri è precluso l’accesso al nutrimento del cuore. L’uomo non può vivere di solo pane, non è un animale da ingrasso e le chiese – i luoghi dove per antonomasia si celebra la Gratuità di Dio – devono diventare, cominciando dalla Chiesa Madre, dal Duomo, il “gratis”, la gratuità, il senza pagamento.
Il sogno che abbiamo è quello di far accogliere ed accompagnare gratuitamente dai giovani del territorio, debitamente formati, i napoletani ed i turisti alla scoperta dei beni della Comunità: il Duomo di Napoli, e le chiese monumentali del centro storico. L’azione pastorale dovrà incoraggiare i visitatori ad immettersi in un sistema venoso, quello dei nostri vicoli, dove circolano tante tossine ma al contempo anche tanto ossigeno. La Chiesa di Napoli, trainata dai giovani, ha deciso di pulire, illuminare, aprire e custodire le maggiori chiese del centro storico e di raccontare, al contempo, a tutti gli ospiti le nostre tante storie, quelle che permeano ogni andito e danzano in ogni chiesa, vicolo, palazzo, in ogni racconto
Gli obiettivi della Chiesa di Napoli, per potenziare le azioni di tutela e valorizzazione del patrimonio ecclesiastico del centro storico sono diversi: dall’ allargare l’attuale sede del Museo Diocesano di Napoli istituendo un Museo Diocesano Diffuso, il MuDD, al collaborare con tutti per concepire insieme le forme più adatte alla conservazione, alla ricerca e alla valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici; favorire la partecipazione e l’inclusione delle comunità del territorio in una prospettiva ambientale, provando a contrastare la gentrificazione, cercando di trasformare questi luoghi in laboratori di innovazione applicata ai beni culturali e spazi per una sempre più consapevole Comunità di Patrimonio (Convenzione di Faro); e poi accompagnare i giovani, soprattutto i più fragili (i cosiddetti NEET), ad una cultura del lavoro basata sui principi della Dottrina Sociale della Chiesa, dell’Economy of Francesco e della Cooperazione.
Napoli – una delle aree metropolitane più grandi in Europa – è una città visitata da milioni di persone, ma il 30% dei suoi giovani non lavora e non studia. Per sostenere il MuDD e per contrastare la disoccupazione giovanile nella nostra città, l’Arcivescovo ha voluto dotare la Chiesa di Napoli di una Fondazione di Partecipazione: ‘Napoli C’entro’. Uno strumento per attivare una forma di azionariato popolare per sostenere: i posti di lavoro dei giovani e la manutenzione ordinaria del Duomo e delle chiese monumentali.
Al termine di ogni visita guidata gratuita all’interno delle chiese del MUDD, i giovani chiederanno agli ospiti di diventare complici in questa nuova avventura: chiederanno a tutti, se lo desiderano, di diventare soci della Fondazione di Partecipazione Napoli C’entro, lasciando una piccola donazione e favorendo questa sorta di azionariato popolare. Sarà una Fondazione di Partecipazione con una semplice e chiara mission: sostenere le chiese monumentali e i giovani. Una bellissima e difficile impresa che ci permetterà di essere meno infedeli alla bellezza e al contempo agli umiliati. Il giovane Gennaro e la divina provvidenza ci schiaffeggeranno con l’abbondanza … ne siamo sicuri.








