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[L’intervento esclusivo] Cosma Panzacchi (Responsabile Idrogeno SNAM): «L’idrogeno è un ponte fra le diverse visioni della transizione energetica. L’Italia deve diventare un polo di produzione di energia rinnovabile»

Cosma Panzacchi, Responsabile Idrogeno Snam, ha partecipato alla prima giornata del Festival del Sarà – Dialoghi sul Futuro 2021, dal titolo “Transizione Digitale/Energetica”. Un evento realizzato in collaborazione con il nostro Osservatorio. Riportiamo di seguito il suo intervento.

“L’idrogeno, se vogliamo fare una semplificazione per i non tecnici, è un ponte su visioni diverse sulla transizione energetica, che offre una soluzione laddove una soluzione altrimenti non c’è. La spiego meglio. A tutti piacerebbe che il mondo si muovesse grazie al sole, al vento e magari anche alle maree. Il problema di questo è che da un punto di vista industriale ci sono dei processi che non sono immediatamente elettrificabili, o che richiederebbero tanti e tali sforzi dal punto di vista economico che nel momento in cui tentiamo di trasformarlo, il processo industriale è trasformato nel senso che il processo non esiste più. E con lui non esistono più i posti di lavoro, e con lui non esiste più l’economia.

Quindi la sostenibilità la abbiamo raggiunta eliminando noi stessi. L’idrogeno invece permette di emettere molecole pulite laddove oggi ci sono molecole fossili, utilizzando alla base, se si parla di idrogeno verde, le energie rinnovabili. Noi stiamo investendo tanto su questo, sia in termini di risorse che di impegno e di advocacy sia in Italia che in Europa, perché crediamo che sia la chiave di volta nella transizione energetica e onestamente rappresenti una soluzione che può mettere insieme due mondi che storicamente si sono visti sempre in cagnesco: il mondo dell’elettrico e il mondo dell’oil&gas. Mentre in realtà i due mondi esistono solo finché danno risposta ai bisogni dell’economia e ai bisogni dei cittadini

Anche le macchine saranno a emissione zero, o quasi zero nel corso del prossimo decennio, ma non solo le macchine, anche tutto il mondo del trasporto. L’idrogeno andrà a decarbonizzare probabilmente tutto ciò che è a lunga percorrenza e richiede del trasporto di merci più pesante. Quindi è molto più probabile immaginare un mondo dove le auto saranno con ogni probabilità auto elettriche, mentre i tir, i camion e gli autobus saranno a idrogeno. Così come stiamo già vedendo i treni a idrogeno in ambito regionale come soluzione alternativa ai treni diesel.

Già oggi, in quell’ambito, le soluzioni a idrogeno sono le soluzioni più competitive. Per chiarire, le auto a idrogeno o i tir a idrogeno sono sempre elettrici, l’unica cosa che cambia è che all’interno del veicolo c’è una fuel cell, una cella che prende dell’idrogeno, lo trasforma in energia elettrica e poi hai un veicolo elettrico. L’aspetto che sarà interessante anche come innovazione manifatturiera che si sta realizzando per il mondo di Termoli, sarà anche come andremo a soddisfare il fabbisogno energetico di questi nuovi centri di produzione. Ecco, lì, laddove ci sarà bisogno di calore ad altissime temperature e in grandissime quantità, l’idrogeno sicuramente sostituirà il metano.

Nel mondo della transizione energetica è praticamente impossibile per non dire masochistico procedere senza un’ottica di sistema, perché ci sono economie di scala che vanno raggiunte in maniera veloce sull’installazione delle nuove tecnologie. Ci sono delle economie di scala nello sviluppo di nuovi punti di produzione e chiaramente avere un unico interlocutore che riesca a raccogliere i need di più soggetti facilita enormemente l’implementazione. Questo è fondamentale se guardiamo all’aspetto del Recovery Plan. E’ vero, ci sono tantissime risorse che stanno per arrivare sul Paese, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono anche delle precisissime deadline da rispettare. Entro il 2023 vanno committati un ammontare dei fondi che è il 60% dei fondi del progetto. Entro il 2026 il grosso dei progetti deve essere completato.

Per gli standard italiani andare a queste velocità è una cosa fantascientifica. O si trovano delle quadrature con i soggetti industriali e i consorzi dei soggetti industriali e le autorità locali, oppure si rischia di aver vinto la partita a Bruxelles all’inizio e poi di fermarsi a metà lungo la strada.

La speranza per il futuro è che l’Italia riesca, mettendo insieme un po’ di tecnologia, un po’ di capacità di fare squadra e un po’ di innovazione, a diventare un polo di produzione di energia, invece che un polo di importazione di energia. Questo è possibile se lavoriamo sulle rinnovabili e lavoriamo sull’idrogeno insieme”.

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