La crisi climatica si fa sentire di nuovo nel Nord Italia, sul quale non piove ormai da mesi. La pianura di padana soffre la siccità e si prepara a una primavera e un’estate ancora più aride. I livelli del Po sono pari a quelli di luglio del 2021, con la differenza che la campagna irrigua deve ancora cominciare. Gli invasi che servono per la produzione di energia elettrica sono ai minimi da quasi 50 anni. Il grande fiume così depresso, nel primo giorno di primavera, è l’immagine potente che incrocia la crisi climatica con le altre grandi emergenze che stanno affliggendo l’Italia e il mondo, con possibili ulteriori ripercussioni sulle tasche dei cittadini.
I dati del Po
In una dettagliata inchiesta sulla situazione del Po, la “Nuova Ferrara” ha messo in fila una serie di dati allarmanti: a Pontelagoscuro, a pochi chilometri dal centro di Ferrara e non distante dal delta del fiume, il Po è ben 6,15 metri al di sotto dello zero idrometrico, appena sopra alla minima estiva dell’anno scorso (-6,26). Nei primi tre mesi dell’anno, la media delle piogge è di 133 millimetri, quest’anno ne sono caduti 36. E le previsioni a medio termine non annunciano precipitazioni, con la grande sete che, quindi, pare destinata ad aggravarsi.
Anche Adda e Ticino senz’acqua
La situazione degli altri fiumi del nord, molti dei quali affluenti del Po, non è particolarmente diversa. Già nei giorni scorsi l’autorità di bacino segnalava che Trebbia, Secchia e Reno sono ai minimi storici dal 1972, mentre Dora Baltea, Adda, Ticino registrano un -75% nelle portate. La campagna irrigua, con l’acqua del Po e dei suoi affluenti che attraverso i canali viene convogliata nei campi per alimentare le colture in crescita, comincia abitualmente l’1 aprile, ma quest’anno sono numerose le richieste di irrigazione anticipata, anche perché, viste le condizioni meteo, la natura si è risvegliata in anticipo con le margherite e le primule già spuntate nei campi e con i peschi e gli albicocchi in fiore. Secondo la Coldiretti, è a rischio il 30% della produzione agricola nazionale.
Prezzi più alti per le colture
È meno produzione significa, automaticamente, prezzi più alti. Fra le colture che preoccupano di più ci sono pomodoro e grano, ma anche i prati per l’allevamento. La siccità rischia di rallentare la crescita di orzo e frumento e rendere particolarmente problematica, vista l’aridità del terreno, la semina di mais (importantissimo per tutta la zootecnia), girasole e soia. Se l’agricoltura è in ansia, lo è anche il settore energetico, che si trova in una situazione resa ancora più precaria dalle tensioni internazionali.
Idroelettrico in crisi
Con la siccità che porta un’altra sofferenza all’idroelettrico e quindi al mix energetico complessivo. Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, segnala che il livello di riempimento degli invasi prossimo ai valori minimi registrati negli ultimi 50 anni. La produzione nazionale di energia a febbraio per la parte idroelettrica ha registrato un calo del 51,3% «per effetto delle scarse precipitazioni che hanno caratterizzato il periodo» e che comportano quindi scarsità d’acqua negli invasi. Senza contare che le forme di regimazione dell’acqua per l’irrigazione delle colture, per funzionare, hanno bisogno di energia e carburante che con il loro prezzo rischiano di rendere ancora più costosa una produzione già di per sé in difficoltà.
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