Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Cosa ci insegna il tracollo francese | L’analisi di Veronica De Romanis

“Ciò che sta accadendo in Francia ci deve servire da lezione: la situazione può cambiare in fretta”.

Così Veronica De Romanis sulla Stampa parlando di ‘debiti e mercati’: “Attualmente – ricorda l’editorialista – sia la Francia sia l’Italia sono sotto procedura d’infrazione. Che cosa vuol dire? Entrambe non rispettano pienamente le regole di bilancio europeo, ossia quelle previste dal Patto di Stabilità e Crescita.

Nel giro di dieci anni, lo scenario è cambiato radicalmente. In un solo anno, dal 2023 al 2024, il rapporto debito/Pil francese è aumentato di quasi 4 punti mentre quello italiano è rimasto pressoché stabile, il rapporto deficit/Pil francese è cresciuto di mezzo punto e quello italiano è sceso di circa 3 punti.

Dal lato italiano, i progressi sono evidenti, i mercati applaudono e ci premiano con uno spread in discesa. Insomma, abbiamo messo in atto l’austerità, che noi, però, abbiamo chiamata stabilità: un escamotage per rendere la correzione dei conti più accettabile agli occhi dell’opinione pubblica: ‘austerità’ ha un connotato negativo mentre ‘stabilità’ rassicura.

Tuttavia, la parola ‘stabilità’ è fuorviante: può descrivere la situazione del governo ma non necessariamente quella dei conti pubblici. In questa fase, confondere la stabilità politica con quella di bilancio sarebbe un grave errore. La dinamica del nostro debito/Pil rimane precaria. Il motivo è presto detto. Fino ad ora, per ridurlo si è agito quasi esclusivamente sul numeratore: qualche taglio di spesa e molte entrate fiscali. Poco o nulla, però, è stato fatto sul denominatore, ossia sulla crescita.

Eppure, mai come in questo momento sarebbe utile agire in questo senso. I dati disponibili sono eloquenti: la crescita è tornata ad essere asfittica e sotto la media europea, il lavoro cresce per gli over50, i giovani formati vanno via e quelli che restano rischiano di diventare dei Neet, ossia senza un’occupazione, un programma di formazione o di training.

A ciò si aggiunge un Paese che invecchia più degli altri: gli ingredienti per l’innescarsi di un circolo vizioso ci sono tutti. In definitiva, non c’è nulla di stabile senza interventi strutturali volto a rafforzare la competitività del nostro sistema economico. La Francia – conclude – ci insegna che ai mercati piace sì la stabilità politica ma anche e soprattutto quella di bilancio”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.