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Il grande affare per fermare il disastro mondiale. Ecco quanto costerà il vaccino contro il Coronavirus

Mentre le case farmaceutiche di tutto il mondo continuano a portare avanti i propri studi clinici per l’individuazione di un candidato vaccino contro il Covid-19, cominciano ad emergere i primi dettagli su quello che potrebbe essere il prezzo dell’antidoto contro il coronavirus, un importo che potrebbe variare da poche decine di dollari a dose fino a 70 dollari per trattamento.

I contratti annunciati ieri dalle case farmaceutiche, siglati con gli Stati Uniti e i governi di altri Paesi, collocano il prezzo dei vaccini in un range molto ampio compreso tra 10 e 37 dollari a dose.

Ieri Johnson & Johnson ha reso noto di aver raggiunto un accordo con il governo statunitense per produzione e la fornitura di 100 milioni di dosi dei proprio candidato vaccino per il Covid-19, in cambio di oltre 1 miliardo di dollari, un importo che secondo i calcoli fisserebbe il prezzo a 10 dollari a unità.

Diversa invece la cifra di Moderna che ieri, in occasione della presentazione dei risultati finanziari del trimestre, ha dichiarato di aver firmato dei contratti per la fornitura di piccole quantità del proprio vaccino a un prezzo compreso tra 32 e 37 dollari ad azione, il che significherebbe che un trattamento a doppia dose potrebbe costare fino a 74 dollari.

La società, che ha ricevuto circa 950 milioni di dollari in finanziamenti dagli Usa per lo sviluppo e il test del vaccino, ha aggiunto di essere in trattativa con altri governi per accordi che prevedono la consegna di maggiori unità del farmaco e che porterebbero a una riduzione del prezzo per dose.

“Saremo responsabili sul prezzo”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Moderna Stephane Bancel.

Questi contratti suggeriscono che le case farmaceutiche stanno calcolando il prezzo del potenziale vaccino in maniera diversa e, se da una parte J&J e AstraZeneca si sono impegnate a non trarne alcun profitto durante la pandemia, Moderna e Pfizer sembrano non essere della stessa idea.

Nelle scorse settimane, parlando del prezzo del vaccino, l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, ha dichiarato che “la casa farmaceutica non addebiterà ai Paesi sviluppati al di fuori degli Usa costi superiori a quelli degli stati federali, mentre Paesi come l’Africa o i governi che non possono permettersi il vaccino potrebbero pagare di meno”.

“Una dinamica molto diversa laggiù e non manterrò lo stesso standard di 19 dollari a dose”, aveva aggiunto Bourla riferendo alle nazioni dell’Africa. Inoltre, secondo il Ceo, “il prezzo del vaccino fissato da Pfizer potrebbe cambiare dopo la pandemia, nel momento in cui farmaci saranno sottoposti all’influenza di tipici fattori commerciali, come concorrenza e volumi”.

Pfizer e la partner BioNTech hanno siglato un contratto per la fornitura del vaccino con il Canada ieri, ma non hanno reso noti i dettagli finanziari dell’accordo, mentre secondo il deal annunciato lo scorso mese con gli Usa, il governo federale pagherà alle due case farmaceutiche 1,95 miliardi di dollari per ricevere 100 milioni di dosi, implicando un prezzo di 19,5 dollari per ciascuna unità. Per quanto riguarda AstraZeneca, invece, la società fornirà 300 mln di dosi del candidato vaccino agli Usa per 1,2 miliardi di dollari, ovvero al costo stimato di 4 dollari a dose.

La questione relativa alla determinazione del prezzo e dei costi del vaccino sta diventando un tema sempre più delicato per le case farmaceutiche e i governi che intendono acquistarne le dosi, con alcune società che fisseranno il prezzo sulla base dei costi produttivi di ciascuna unità.

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