La politica è a un bivio, dice il professor Francesco Clementi, costituzionalista: «Deve scegliere se essere vera classe dirigente, accettando le responsabilità e i rischi di ciò, oppure se tentare di sopravvivere, galleggiando».
E ciò, precisa, vale «per maggioranza e opposizione», pur «con i dovuti distinguo».
Anche perché, afferma, «non è più il tempo di una politica introflessa, che vive pensando quotidianamente alla sua sopravvivenza», semmai «è il tempo di una politica che superi gli ideologismi di maniera per aprirsi, pur nelle differenze, al riconoscimento reciproco, affrontando con consapevolezza la tempesta nella quale siamo immersi».
Sono necessarie «riforme reali» per ricostruire l’Italia. A partire «da quelle costituzionali», che richiedono «più costanza e tenacia», e questo, aggiunge, «è il vero banco di prova in questo tempo per questo Parlamento».
A questo scopo «va definitivamente chiuso quanto già concordato: l’elettorato attivo per i 18enni, che ha il vantaggio di ridurre i rischi di due maggioranze distinte tra Camera e Senato», quindi «la riforma dell’art. 57 della Costituzione, con l’introduzione di circoscrizioni pluriregionali per il Senato e, onde evitare alterazioni negli equilibri, la simmetrica riduzione conseguente al referendum del numero dei delegati per l’elezione del capo dello Stato».
«Governare significa scegliere», sottolinea Clementi, e per questo obiettivo «serve un patto di legislatura» che raccolga queste sfide.
«Il Titolo V è stato costruito come se l’Italia fosse un Paese federale, al pari della Germania o degli Stati Uniti, invece non lo siamo. Ci mancano la cosiddetta “clausola di supremazia”, che prevede che laddove siano in ballo questioni emergenziali come l’unità della Repubblica o la sua tenuta territoriale le decisioni siano affidate allo Stato e non alle autonomie, e un Senato delle autonomie. Per questo completamento della riforma costituzionale serve un percorso di dialogo con le Regioni, la sede appropriata è innanzitutto la Conferenza Stato-Regione. Ma è chiaro che è il tema di questa legislatura, dopo vent’anni la riforma costituzionale va completata, altrimenti ci lascia un Paese più povero e disunito».








