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Cinque governi, la pandemia, due terremoti: ecco il settennato del presidente Mattarella

Cinque governi, due terremoti, scandali politici e giudiziari, 235 incontri istituzionali di rilievo internazionale. Per non parlare della pandemia e di altri momenti critici del settennato in cui Sergio Mattarella si è rivelato sul campo un punto di riferimento per gran parte degli Italiani. Il suo mandato di presidente della Repubblica è stato intenso e complicato, ma vissuto sempre con quello spirito da “arbitro imparziale” professato quando prestò giuramento il 3 febbraio 2015, e che gli è valso nel tempo la fiducia e il rispetto anche di chi non lo votò. Tanto che, prevenendo scenari evocati nell’ambiente politico, negli ultimi tempi Mattarella ha ripetutamente preso le distanze dall’ipotesi di una rielezione che la Costituzione non impedisce ma neppure contempla espressamente. Figura di garanzia sempre e comunque, anche a costo di assumere iniziative impopolari.

Accadde all’indomani delle Politiche del 2018 quando, dopo la travagliata intesa sul governo Conte, il capo dello Stato si oppose alla nomina di Paolo Savona al ministero dell’Economia, bloccando le fughe in avanti sulla eventuale uscita dell’Italia dall’euro, neppure sfiorata in campagna elettorale. Neanche la minaccia di empeachment lo fece retrocedere.

Con la stessa fermezza Mattarella ha gestito le successive crisi di governo, privilegiando sempre le vie parlamentari alle sirene delle elezioni anticipate: sia a settembre 2019, col varo del Conte bis a maggioranza giallo-rossa, sia a marzo 2021, con la nascita del governo Draghi, ultima chance offerta dal Quirinale a un Parlamento impaludato nel mezzo della pandemia e con il Recovery fund in gran parte da definire. L’irruzione del Covid è stato l’evento drammatico che più a lungo ha segnato il settennato di Mattarella, garante dell’unità nazionale anche nei passaggi più turbolenti, e modello di condotta civica testimoniato dal fuorionda del discorso di fine 2020 quando, ravviandosi i capelli, ammise: “Non vado dal barbiere neanch’io…”.

Già prima, però, il capo dello Stato aveva dovuto fare i conti con le tragedie: il terremoto di Amatrice, l’incontro con i familiari di Giulio Regeni, la valanga di Rigopiano, il terremoto di Ischia e, nell’agosto 2018, il crollo del ponte Morandi di Genova. Presente senza presenzialismi, oratore asciutto ma incisivo, nelle celebrazioni nazionali come nelle commemorazioni delle stragi. E soprattutto, custode fedele della Costituzione anche di fronte allo scandalo forse più doloroso per un giurista: le nomine del Csm, per cui Mattarella frenò le richieste di sciogliere l’organo di autogoverno (“il presidente non può in via discrezionale”), sollecitando piuttosto il Parlamento a varare una riforma in grado di “rimuovere prassi inaccettabili”.

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