Se tra cinque giorni la curva dei contagi e dei ricoveri non si abbassa tutta Italia finirà in zona rossa.
Di questo si ragione nelle stanze di Palazzo Chigi leggendo gli ultimi allarmanti e drammatici report del Comitato Tecnico Scientifico sulla pandemia che sta travolgendo il Paese, con centinaia di morti ogni giorno e gli ospedali già allo stremo delle forze.
Nel governo c’è chi chiede di intervenire subito con il lockdown totale, ma il premier Giuseppe Conte frena: “Ci siamo dati un metodo scientifico e non possiamo procedere in base alla emotività dei singoli numeri”.
Il 15 novembre saranno trascorsi 15 giorni dall’ultimo Dpcm e sarà quello il momento per tirare le somme e prendere la decisione definitiva.
Se le misure non avranno sortito effetto la scelta è già presa: tutta Italia andrà in zona rossa con prescrizioni e divieti ancora più stingenti di quelli in essere.
Intanto dopo aver inserito ieri in zona arancione Abruzzo, Umbria, Toscana, Liguria e Basilicata, ed in zona rossa la provincia di Bolzano oggi la decisione cadrà sulla Campania.
La regione guidata dal governatore Vincenzo De Luca con ogni probabilità finirà direttamente in zona rossa, a seguito dei dati allarmanti che arrivano da alcuni ospedali e dalla situazione ormai fuori controllo di Napoli.
Ma a sostenere che la situazione è fuori controllo in tutta Italia è l’Istituto Superiore di Sanità.
A livello nazionale l’indice di contagio Rt e’ pari a 1,7.
Oramai tutte le Regioni sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilita’ di progredire a rischio alto nelle prossime settimane, spiega in una nota l’ISS.
La maggior parte del territorio nazionale e’ compatibile con uno scenario 3 ma sono in aumento le Regioni e le province autonome in cui la velocita’ di trasmissione e’ gia’ compatibile con uno scenario 4 e la situazione e’ ormai “complessivamente e diffusamente molto grave sull’intero territorio con criticita’ ormai evidenti in numerose aree”.
La Lombardia con 2.08 e’ la regione con l’Rt piu’ alto, segue la Basilicata con 1.99, Piemonte con 1.97, Molise con 1.88. e Provincia autonoma di Bolzano 1.87.
E’ essenziale “rafforzare le misure di mitigazione in tutte le Regioni” il direttore del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, presenta il quadro di una “situazione epidemiologica da Covid-19 che continua a peggiorare”, con “oltre 500 casi per 100mila abitanti e quasi tutte le regioni italiane pesantemente colpite”.
Fra le preoccupazioni maggiori c’e’ quella per le strutture sanitarie: ci sono “forti criticita’ dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni”, si legge nell’analisi dei dati per il periodo 26/10-1/11 con aggiornamento al 9 novembre.
L’indicazione e’ quella di una “drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. E’ fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il piu’ possibile”.
Come ogni lunedi’, i casi segnano una riduzione: sono scesi a 25.271 (7.000 in meno in 24 ore), e si e’ ridotto anche il numero dei tamponi: 147.725 ieri contro 191.144.
I decessi sono stati 356 in piu’ in 24 ore e i ricoveri nelle unita’ di terapia intensiva sono saliti complessivamente a 2.849.
Con 4.777 nuovi casi, la Lombardia continua a essere la regione piu’ colpita, seguita da Campania (3.120) e Piemonte (2.876).
Nonostante i numeri calino a livello nazionale, il rapporto fra casi positivi e tamponi continua a essere alto:17,1%.
Da 3 giorni ormai si e’ attestato su valori superiori al 17%, primo indicatore di come i numeri dell’epidemia continuino a sfuggire numerosi dalle maglie del tracciamento.
Avere un quadro fedele della situazione epidemiologica e’ comunque molto difficile perche’ “l’indice Rt viene calcolato sulla base della data in cui sono comparsi i sintomi”, osserva il fisico Giorgio Parisi, dell’Universita’ Sapienza di Roma.
“La percentuale di chi ha i sintomi varia da regione a regione” e “non viene indicato il motivo per cui le persone fanno il tampone”. Sarebbe importante saperlo, secondo il fisico, soprattutto considerando il fatto che “una volta c’erano variazioni non notevoli, ma adesso non si capisce perche’ molti facciano i tamponi”.
Significa, ha detto, che “le regioni non riescono a fare il contact tracing come una volta e che non riescono ad avere informazione di quanto sta succedendo”.
Ecco perche’ il rapporto fra casi positivi e tamponi continua a essere “molto alto in tutto il Paese”: “il fatto che il rapporto rimanga costante rispetto ai giorni in cui i tamponi sono di piu’ fa pensare che riduzione dei casi positivi sia solo apparente”, ha rilevato il fisico Giorgio Sestili, fondatore e fra i curatori della pagina Facebook “Coronavirus – Dati e analisi scientifiche”.
Sostanzialmente “ogni 40.000 tamponi che facciamo registriamo 7.000 casi in meno: e’ come se il rapporto fra la riduzione dei tamponi e quella dei casi sia costante”, ha osservato. L’andamento dei decessi mostra invece un rallentamento, in linea con la curva epidemica, che ormai mostra di avere un tempo di raddoppio dei casi superiore a sette giorni.








