“Il costo collegato alla transizione verso la green economy è enormemente inferiore al costo che dovremo pagare in futuro se scegliamo di non fare nulla oggi”. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde intervenendo alla Green Swan Conference, organizzata dalla Banca dei Regolamenti internazionali insieme al Fmi e al Network for Greening the Financial System (Ngfs). Lagarde ha sottolineato come oggi la maggior parte dei rischi collegati al climate change e alla transizione siano concentrati in un numero limitato di grandi banche.
Circa il 10% degli istituti, ha detto, rischia di vedere un aumento del 30% del rischio collegato al climate change mentre per altre banche il rischio è minore. Ulteriori informazioni emergeranno dagli stress test che saranno condotti dalla supervisione bancaria nel 2022. “A dicembre abbiamo fornito le indicazioni di quello che ci aspettiamo da questi test e andremo a esaminare e valutare se le nostre indicazioni sono state rispettate” ha detto Lagarde.
Alla domanda se la supervisione potrebbe rendere pubblico il nome delle banche maggiormente esposte al rischio del climate change, Lagarde ha detto di non crederlo personalmente anche se questo non è stato un argomento di discussione. “Credo che il primo compito sarà di intervenire con queste banche per sensibilizzare all’importanza di adottare misure correttive”.
Lagarde ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza di arrivare a una standardizzazione a livello globale degli standard per la valutazione del rischio legato al climate change e per la verifica dei risultati annunciati ed effettivamente raggiunti. “Dobbiamo avere fiducia ma al tempo stesso verificare – ha detto – altrimenti apriamo la porta al rischio di un enorme fenomeno di greenwashing”.








