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Chiuri (Dior): «L’Italia è una potenza nella moda. Dobbiamo imparare ad essere più orgogliosi»

“L’Italia è il Paese che ha la supply chain più potente al mondo. Perciò credo sia necessario un riconoscimento istituzionale alla moda”.

A volte serve allontanarsi per comprendere al meglio il valore del proprio Dna. Ed è quello che è successo a Maria Grazia Chiuri, anima creativa del womenswear di Dior.

Un percorso valoriale che assume ancora più significato oggi, alla luce della crisi  legata al covid-19. Numerose infatti sono le piccole e medie imprese  italiane che si sono trovate ad affrontare una situazione senza  precedenti.

Ed a loro che la designer ha voluto rivolgersi proseguendo nel suo percorso di sostegno e promozione dell’artigianato locale. Come già previsto prima della pandemia, infatti, la collezione cruise 2021, che avrebbe dovuto sfilare a maggio a Lecce, sarà in parte frutto del lavoro di piccoli produttori pugliesi.

In omaggio a quella regione che ha dato i natali al padre della designer e che la stessa Chiuri sosterrà nel suo nuovo incarico istituzionale di presidente del gruppo strategico per il rilancio della Regione Puglia.

Perché, “dobbiamo imparare a essere più orgogliosi dell’Italia”, ha raccontato in una intervista a MFF MariaGrazia Chiuri.    

“Credo che il fatto di vivere da quattro anni in Francia, in  qualche modo, mi abbia aiutata a capire di più da dove vengo, chi sono e  perché sono così. Proprio grazie al confronto con un’altra cultura, con un altro background e anche con un altro tipo di società. Ho imparato tantissimo dalla Francia però, allo stesso tempo, ho capito tantissimo anche dell’Italia e dei nostri punti di forza”.

“Mi piace l’idea di poter condividere quest’esperienza con altri e, se quest’esperienza può portare gli altri a vedersi con occhi nuovi, penso sia anche utile. Perché è come vedersi dall’esterno. Sì, e lo posso constatare ogni volta”.

“Con Dior ho viaggiato tanto per tutto il mondo e, quando tornavo a Roma, vedevo la mia città con occhi diversi. Devo dire che, in tutta questa esperienza anche di cose bellissime all’estero, apprezzo sempre di più l’Italia”.

“La cosa che a volte mi dispiace è che non ci valorizziamo, quando invece abbiamo tantissime capacità. Come italiani siamo molto affascinati da ciò che è nuovo. E il rischio è non vedere la bellezza che hai intorno. Una parte di questa bellezza e’ legata all’attività artigianale e alla  moda. Sicuramente”.

“Quello su cui mi sono sforzata tantissimo in questi mesi è  affermare, anche precedentemente al lockdown, che la moda è un importante settore economico e in Italia ha una rilevanza seconda solo al turismo.  Credo che sia ora di non vedere la moda sempre solo come una cosa frivola. Credo che per questo settore ci voglia un riconoscimento più istituzionale. L’Italia è il Paese che ha la supply chain più potente al mondo e non e’ possibile che non ci sia una coscienza nazionale. Questo l’ho imparato in Francia. Vorrei che anche noi fossimo piu’ orgogliosi”.  

 “Sarebbe una grandissima perdita se non riaprissero le piccole  imprese artigianali di grande valore che hanno accumulato una conoscenza che non deve essere persa”.    

“Con Dior lavoriamo con tantissime realtà in Italia, oltre ad avere delle  aziende nel Paese. Gran parte della produzione di Dior è distribuita tra  Francia e Italia. Secondo me, dovremmo fare una mappatura di queste  imprese perché tutti ne prendano coscienza”.

“Tutte le griffe di moda vengono a produrre buona parte delle collezioni in Italia. Ci sono certi tipi di lavorazioni per le scarpe e  per le borse, ma anche per gli abiti, che fanno parte di una realtà molto forte in Italia e in Francia. Nessuno parla mai di maglieria, ma in Italia c’è una tradizione di maglieria fantastica, di un’altissima qualità”. 

“Come è stato lavorare in questi mesi? Alla Dior abbiamo vissuto step by step l’evoluzione di tutto. Ovviamente abbiamo dei tessuti continuativi che fanno parte di una parte di collezione che è sempre presente, la 30 Montaigne, per cui quella era la parte più semplice. Dall’altro lato, siccome il progetto della cruise era stato iniziato già prima del lockdown, avevamo avviato una serie di collaborazioni locali, proprio in Puglia, che volevo assolutamente portare avanti. Anche tra mille difficoltà, incrociando le dita, credo che  riusciro’ a uscire con la collezione che volevo realizzare. Quando le  aziende hanno riaperto, abbiamo finito i campioni. Tra l’altro, qui a  Parigi abbiamo organizzato molto bene i nostri atelier a casa, collegati  con Whatsapp, con Zoom e abbiamo anche fatto prove virtuali. Alla fine  siamo riusciti a fare una collezione come sempre, con lo stesso tipo di creatività e anche di qualità di prodotto.    

“Noi ci siamo posti un obiettivo primario, cioè arrivare con la collezione e dovremmo riuscirci entro giugno con le collaborazioni che volevamo fare. Ecco, la cosa che e’ cambiata di fondo è che non facciamo piani a lungo periodo”.

“Al di là del dramma sanitario che c’è stato, che c’è e che ci sarà, mi sono subito perfettamente resa conto del dramma economico che ne sarebbe derivato. Per cui mi sono sentita in dovere di fare la mia parte e mi sono messa a lavorare come sempre, anche da casa. So benissimo quante persone lavorano da Dior, sia direttamente che  indirettamente, e so benissimo quanto è importante per il Made in France e per il Made in Italy”.

“Anche per motivi anagrafici conosco tutte le aziende con cui si lavora da anni, per cui non sono semplicemente  produttori, ma persone con un nome e cognome. Le conosco e sapevo delle  loro difficoltà. Il sistema moda è molto importante per l’economia del nostro Paese”.    

“Personalmente, credo che sia importante mantenere il concetto delle  fashion week, perché sono molto importanti per le città dove si svolgono. E non si può negare che le fashion week di Parigi e di Milano siano le più rilevanti, perché queste città hanno un impatto diverso e una tradizione specifica su tutta la filiera. Ovviamente, per quanto riguarda l’alta moda, ci sara’ un’alta moda virtuale perché non si  possono fare le presentazioni delle collezioni. Per Dior il discorso è diverso. Abbiamo un’organizzazione internazionale, possiamo tranquillamente mandare capi in Cina o in America dove ci sono staff di Dior che poi possono far vedere i vari capi alle clienti locali. Molto più complesso arrivare con una collezione di  pr t-a’-porter”.    

“La cruise e il pr t-a’-porter sono le collezioni più complesse perché,  primo, sono collezioni che hanno un peso aziendale completamente diverso  rispetto a una couture e, secondo, perché all’interno di una collezione ci sono differenti categorie di prodotto e per ogni categoria di prodotto c’è una supply chain differente. Proprio per questo il nostro impegno a tutela della catena produttiva è e sarà sempre forte”

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