“Non c’è paragone rispetto a come abbiamo affrontato la prima crisi che era bancaria e questa seconda che è pandemica: le banche sono più attrezzate. Ma non possono fare tutto. Stiamo avendo più munizioni dalla Bce e dal governo e abbiamo la consapevolezza sui rischi di deterioramento del credito che 12 anni fa non avevamo. E che ha portato una montagna di non performing loans”.
Lo ha affermato l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, nel corso della War Room, il format web di Roma Incontra di Enrico Cisnetto “Bisogna capire se questa ripartenza sarà effettiva e definitiva. Se la fase 3 non avrà un ritorno a lockdown sono abbastanza ottimista. Ma è essenziale che sia una ripartenza definitiva”.
Riguardo alle stime di un crollo del Pil quest’anno “E’ un problema per le banche, Avevamo fatto dei piani industriali e li stiamo rivedendo alla luce di quanto è successo. Dovremo rifare i conti con questa pandemia”.
Elencando i performing loans, gli incagli e le sofferenze, Castagna ha sottolineato che le prime due “sono categorie mobili e occorre evitare che peggiorino” e si è detto preoccupato soprattutto per gli Utp (gli incagli) pre-Covid:”riguardano aziende con attività vive e che sono oggi senza aiuti”.
Alla domanda di Cisnetto se le banche siano disponibili a trasformare i crediti in azioni, l’ad di Banco Bpm ha citato “il caso positivo di Sorgenia dove l’intervento del sistema bancario ha permesso il rilancio e poi la vendita dell’azienda”.
“Finora lo abbiamo fatto e benino perché erano casi isolati. Non so quanto augurarci che il sistema bancario cambi ruolo”, ha concluso.








