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Carlo Sangalli (presidente di Confcommercio): «Ci aspettiamo una svolta da Draghi per le imprese italiane, così non si può andare avanti. Ora indennizzi adeguati, più vaccini e meno chiusure»

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, è stato intervistato dal Corriere della Sera, a proposito delle prime settimane dell’esecutivo guidato da Mario Draghi. «Dal presidente Draghi ci aspettiamo una svolta che non c’è ancora. Ci aspettiamo quel coraggio responsabile con cui nel 2012 salvò l’Unione monetaria europea, dichiarando il famoso “whatever it takes”. Ma questa volta deve farlo per salvare le nostre imprese. Che poi vuol dire salvare l’Italia».

Il Paese versa in condizioni tragiche, «per trovare un anno peggiore del 2020 bisogna risalire più o meno al 1944. L’anno scorso sono andati persi quasi 130 miliardi di consumi, circa duemila euro a testa. Tra gennaio e febbraio di quest’anno c’è già stato un crollo di 20 milioni di presenze in Italia. Il lockdown di marzo-aprile rischia di causare una perdita di oltre 15 miliardi di euro, oltre la metà per alberghi e ristoranti. Questi ultimi, tra marzo e le giornate di Pasqua, non incasseranno circa 2,8 miliardi».

«Quando incontro i nostri imprenditori e ascolto numeri e bilanci disastrosi, mi sembra che la distanza tra noi e la lentezza e poca efficacia delle azioni fin qui intraprese si faccia siderale. Tutti mi dicono la stessa cosa: le chiusure senza indennizzi adeguati non le reggiamo più. Ecco perché i nostri imprenditori, tutti gli imprenditori, si aspettano non solo un più robusto sostegno in tempo zero, ma anche la prospettiva di un ritorno alla normalità perché altrimenti il sistema imprenditoriale non regge più».

Bene il superamento nel Decreto Sostegni dei codici Ateco, ma non è ancora abbastanza. I rischi di bomba sociale, sono qua dietro. «È stato archiviato il meccanismo dei codici Ateco e sono stati stanziati per questi interventi circa 11 miliardi di euro, sui 32 mobilitati dal decreto. Ma i soggetti interessati alla fine sono circa tre milioni. In questo modo l’indennizzo medio è di circa 3.700 euro. Non ci siamo. Il rischio è la chiusura di circa 300 mila imprese del terziario e circa 200 mila partite Iva. Servono indennizzi più adeguati, più inclusivi e più tempestivi. E poi c’è un problema legato ai costi perle imprese rimaste chiuse: dalle locazioni ai finanziamenti. Chiediamo che possano essere sospesi, almeno fino a quando le imprese non potranno ripartire in piena normalità».

Il presidente Draghi ha promesso una stagione di dialogo. «In occasione delle sue dichiarazioni programmatiche alle Camere, ha posto la sfida di una “nuova ricostruzione”. Il che richiede, dal punto di vista del metodo, maggiore confronto tra governo e forze sociali». Quindi indennizzi, meno chiusure e più vaccini. Il piano per ripartire, secondo Sangalli, è questo. Senza considerare poi l’enorme lavoro da fare sul Recovery Fund, vera prova del nove per il futuro del Paese.

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