«Neanche l’automotive tedesco ha un primato in Europa con trenta punti di distacco sul secondo Paese, come ha la moda italiana con il suo 41% di produzione europea. Un primato che oggi rischiamo di perdere». A parlare così in un’intervista al Corriere della Sera è Carlo Capasa, da sei anni al timone della Camera Nazionale della Moda Italiana, che riunisce le principali griffe italiane.
«Oltre 50 mila posti di lavoro a rischio nell’industria e altrettanti nel commercio. Una stima forse pessimistica ma il numero di dipendenti in cassa integrazione a inizio anno era intorno ai 20 mila. In assenza di una ripresa a settembre, una stima tra 40 mila e 50 mila posti persi solo nell’industria non è irragionevole».
«La moda – spiega Capasa – è la seconda industria italiana. Nel 2019 facevamo 100 miliardi, nel 2020 abbiamo perso il 26% del nostro fatturato che è tantissimo se pensiamo che il 70% della moda di alta qualità viene prodotta in Italia. I grandi brand sono la testa di ponte di 65 mila aziende, di cui 30 mila artigiani, una filiera unica».
«Fino ad oggi dei ristori è arrivato poco o niente, i piccoli non sono stati ristorati e i tanto piccoli sono rimasti fuori dai veri ristori. Con i magazzini pieni e senza vere misure a supporto della filiera, neanche a livello di crediti d’imposta».
«È previsto un credito d’imposta per gli affitti dei negozi chiusi, ma se hai un’azienda che fattura più di 5 milioni di euro non ne hai diritto. Stesso discorso sulle rimanenze 2020 eccedenti quelle 2019».








