Carlo Cacciamani, Direttore Agenzia Nazionale per la Meteorologia e Climatologia, è intervenuto agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.
Ecco le sue dichiarazioni prima di intervenire al panel centrato sul tema “Cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico e disastri ambientali: sulla necessità di un mutamento di approccio“, moderato dal presidente dell’ISPRA Stefano Laporta.
“Ci stiamo avvicinando velocemente a un punto di non ritorno. È difficile dire se ci siamo già arrivati o ci stiamo per arrivare. Il punto è che l’aumento della temperatura su tutta la Terra ormai è incontrovertibile. Siamo arrivati a un grado e mezzo. Chiuderemo il 2024 con un aumento di temperatura rispetto all’era preindustriale di un grado e mezzo. Abbiamo raggiunto il limite di Parigi che però era previsto per la fine del secolo. L’abbiamo già raggiunto alla fine del 2024, con qualche decennio d’anticipo.
Quindi la cosa è preoccupante perché l’aumento della temperatura si porta dietro tutta una serie di impatti, il principale dei quali, o perlomeno il più evidente dei quali, sono queste ondate di calore intervallate da periodi molto brevi, con piogge molto intense, come quelle che abbiamo visto in Italia, in Emilia Romagna nel 2023, a Valencia poche settimane fa, e che in poco tempo, in poche ore, riescono a scaricare quantitativi di precipitazione pari o superiori talvolta a quelle che cadono in un anno. Quindi con scarsa capacità dei suoli di poter assorbire tutta questa grande quantità di precipitazione che va quasi sempre in ruscellamento, in run off, quindi va per le strade, fa tracimare i fiumi e creare danni. Questo è sicuramente un problema.
Il rovescio della medaglia, che è proprio una caratteristica tipica del Mediterraneo, è che abbiamo le siccità. Il 2022, che è stato l’anno precedente all’alluvione del 2023, in Romagna c’è stata una siccità terrificante, che peraltro non era la prima, perché ne aveva avuta un’altra 5 anni prima e ancora prima, e quindi si parlava solo di siccità fino ad aprile 2022 e poi all’improvviso, a maggio, è venuto fuori tutto quello che tutti ricordano.
Questo è un nuovo clima, crea delle condizioni di rischio maggiori e quindi la società deve attrezzarsi, sia attraverso le misure cosiddette, parlando per esempio del rischio idrogeologico, sia attraverso delle misure cosiddette strutturali, cioè per diminuire la probabilità di avere dei danni, attraverso anche delle opere di contenimento delle piene fluviali, attraverso una permealizzazione dei territori che sono stati impermeabilizzati, ma anche attraverso opere e attività in tempo reale, di tipo non strutturale. La più evidente di tutti è nel caso dell’alluvione per esempio la capacità di allertare le popolazioni in tempo per farle scappare via.
E per questo – qui vengo anche a quello che facciamo noi – è fondamentale l’osservazione e la previsione meteorologica perché è il primo step per fare le cosiddette allerte, le famose allerte rosse che salvano la vita delle persone.
C’è molto da fare perché come è noto le azioni cruciali sono due, una è la mitigazione che è un’azione chiaramente globale, ridurre le cause che hanno determinato questo effetto e le cause sono l’aumento dei gas clima alteranti, dei cosiddetti gas sera, anidride carbonica e non solo. Questa è un’azione che deve essere fatta globale per cui i paesi si devono accordare perché se un paese la fa e quello vicino non la fa rende un po’ difficoltoso, utile e efficace anche l’azione, anche se comunque è corretto, oggi l’Europa per esempio è brava dal punto di vista delle azioni di mitigazione, però vive in un contesto dove abbiamo gli Stati Uniti da una parte, la Cina da quell’altra dove per esempio questa attività ancora è indietro.
L’altra grande azione è ridurre i danni, quindi agire sugli effetti e si chiama adattamento, l’adattamento ai cambiamenti climatici che parrebbe una parola non così efficace, in realtà è molto efficace perché le azioni di adattamento servono per diminuire i danni e spaziano su tutte le attività e tutti i settori dell’attività umana, dall’agricoltura alla diminuzione del rischio idrogeologico, al turismo, ai trasporti. Quindi è necessario mettere in pista delle azioni di adattamento che vanno anche nella direzione di cambiare un po’ i modi di vita delle persone, mettersi in sicurezza, conoscere prima di tutto le condizioni di rischio di un territorio che è la cosa principale, quindi fondamentale la comunicazione, fondamentale l’informazione, sapere dove si vive, perché i territori dove noi viviamo sono territori a rischio.
L’Italia è per la stragrande maggioranza della sua superficie un territorio a rischio, però dobbiamo vivere con la consapevolezza che questa è una situazione, senza però crearci delle angosce o delle ansie perché al contrario se viviamo in una situazione di angoscia e di ansia non siamo capaci poi di metterci in sicurezza. Quindi queste azioni di adattamento servono e bisogna farle in agricoltura per esempio, che spaziano in tanti settori, abbiamo problemi di siccità, di risorsa idrica che talvolta abbiamo condizioni di water resource scarcity? Bene, dobbiamo immaginare anche culture meno idroesigenti, dobbiamo immaginare un uso più ottimale della risorsa idrica, diminuire gli sprechi, queste tutte sono azioni di adattamento.
La buona notizia è che abbiamo le competenze per fare tutto ciò e quindi bisogna farlo e per farlo bisogna metterle assieme le competenze. Non è possibile che un solo settore possa risolvere un problema perché questi settori sono interconnessi, oggi si parla di multirischio non a caso, per cui anche le azioni che possono andare bene per ridurre i rischi in un settore, se non si fanno bene rischiano di crearne un altro da un’altra parte. Bisogna invece individuare quelle azioni win-win che vanno bene per tutti, ci sono, le competenze le abbiamo e quindi è ora di accelerare questo processo.
Agire sulla mitigazione, agire sull’adattamento significa anche investire, creare nuovo lavoro, creare benessere, creare spazi di lavoro che oggi non ci sono, dare lavoro ai giovani, è chiaro che è fondamentale la conoscenza, quindi sicuramente la conoscenza è un aspetto cruciale. Non si possono mettere in campo azioni di adattamento se non si conosce il problema, quindi bisogna conoscere lo stato del sistema climatico, quali sono gli scenari futuri che è necessario conoscere e quali sono gli impatti che sono causati da queste condizioni tenuto conto che i territori e le società sono vulnerabili”.








