Il contesto della pandemia non agevola le decisioni, ma Banca Carige mette qualche paletto.
Intanto, non serve un nuovo aumento di capitale.
Lo ha dichiarato l’amministratore delegato, Francesco Guido, in un’intervista al quotidiano Il Foglio: “Non ne ravvisiamo la necessità”, spiega Guido, affrontando anche il tema del ritorno agli scambi del titolo di Carige, sospeso dalle contrattazioni da inizio 2019, “sarà il consiglio di amministrazione a deciderlo non appena ce ne saranno le condizioni”.
Quanto alla situazione della banca, il manager sostiene che oggi in Carige “ci sono dighe sufficientemente alte per affrontare l’ondata Covid, partendo da un Npl ratio, cioè il rapporto tra i crediti deteriorati e il totale degli impieghi tra i più bassi in Italia ed in Europa. Siamo quindi perfettamente in linea con le regole fissate dalla Bce”.
A proposito della grande operazione di consolidamento del settore bancario italiano, l’opas riuscita di Intesa su Ubi, Guido ritiene che la creazione di grandi player non possa “essere contrastata, né è pensabile una resistenza a oltranza verso la crescita dimensionale e l’evoluzione del settore del credito che deve affrontare diverse sfide, compresa quella della trasformazione digitale che richiede spalle larghe per essere sostenuto”.
“Questo – aggiunge – non vuol dire che si va verso un oligopolio perché lo spazio per banche di medie dimensioni c’è, ma bisogna sapersi riposizionare sui territori con formule innovative”.








