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Il calcio italiano è meno ricco. Ecco perché | L’analisi di Deloitte

Il calcio italiano è spettacolare sul campo, meno in banca: l’Italia è fuori dalle prime dieci società di calcio a livello mondiale per ricavi, una classifica dominata da Spagna e Inghilterra.

L’Inter, prima delle nostrane, si piazza infatti all’11esimo posto nella graduatoria Deloitte Football Money League per la stagione 2024/2025, risalendo comunque dalla 14esima posizione di quella precedente, con un fatturato pari a 537,5 milioni di euro.

Per fare un raffronto, il dato risulta meno della metà di quello della regina della graduatoria, il Real Madrid (1,2 miliardi di euro), ed è ben lontano anche da quello delle altre due che occupano i restanti gradini del podio: Barcellona (974,8 milioni) e Bayern Monaco (860,6 milioni).

Per trovare poi un secondo club italiano, tocca scendere fino alla 15esima posizione dove, dalla precedente 13esima, scivola il Milan.

Nella scorsa stagione la società rossonera ha incassato ricavi per 410,4 milioni di euro, quasi quattro volte in meno dei Blancos.

Un gradino più in basso, confermata alla 16esima posizione, c’è l’ultima delle italiane nella top 20, la Juventus.

Per i bianconeri i ricavi sono stati pari a 401,7 milioni di euro.

La 29ª edizione della Deloitte Football Money League fotografa un momento storico per l’industria del calcio mondiale. Per la prima volta, i 20 club con i maggiori ricavi a livello globale superano complessivamente i 12 miliardi di euro, raggiungendo un nuovo record di 12,4 miliardi di euro nella stagione2024/25, con una crescita dell’11% rispetto all’anno precedente.

Il report analizza in profondità le dinamiche economiche che stanno ridefinendo il calcio d’élite: dalla centralità crescente dei ricavi commerciali all’evoluzione degli stadi in asset multifunzionali, fino all’impatto delle competizioni internazionali e alla rapida crescita del calcio femminile.

I dati dell’analisi confermano una crescita solida e diffusa. Tutti e tre i principali flussi di ricavo – commerciale, matchday e broadcasting – hanno raggiunto livelli record. I club della top 20 hanno beneficiato di un contesto caratterizzato da un calendario competitivo sempre più ampio, da nuove opportunità commerciali e da una maggiore capacità di monetizzare brand e fanbase a livello globale.

Per il terzo anno consecutivo, i ricavi commerciali si confermano la principale fonte di entrate, raggiungendo 5,3 miliardi di euro e rappresentando il 43% dei ricavi totali. La crescita è stata trainata da un cambiamento strutturale nei modelli di business dei club, sempre più orientati allo sfruttamento degli stadi e delle aree circostanti anche nei giorni non di gara, all’espansione delle sponsorship e al miglioramento delle performance retail.

Nei club della top 10, i ricavi commerciali arrivano a pesare quasi la metà del totale, evidenziando una crescente polarizzazione tra i vertici della classifica e il resto del gruppo.

I ricavi da matchday crescono del 16%, risultando il flusso in più rapida espansione e raggiungendo 2,4 miliardi di euro, grazie a esperienze premium, eventi extra-sportivi e strumenti innovativi come i Personal Seat Licenses.

Il broadcasting, pari al 38% dei ricavi totali, cresce del 10%, sostenuto in particolare dall’espansione delle competizioni internazionali. La nuova FIFA Club World Cup e l’allargamento dei tornei UEFA hanno avuto un impatto significativo sui club partecipanti, rafforzando il legame tra performance sportiva e risultati economici.

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