Il governo impone tasse sulle energie rinnovabili, ma per ora non sembra voler metter mano sugli extraprofitti del gas. A sottolinearlo è Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, che a differenza delle organizzazioni imprenditoriali e delle associazioni dei consumatori, non è soddisfatto del decreto varato venerdì dal Consiglio dei Ministri per fronteggiare il caro bollette. Ma ritiene che si tratti proprio di un provvedimento sbagliato e che le misure necessarie sarebbero state altre.
A cominciare dalla tassazione degli extraprofitti delle imprese che hanno tratto vantaggio dagli «aumenti stratosferici» del gas degli ultimi mesi. «Solo per il 2021 sono 4 miliardi di euro, ma per il 2022 si calcola che si arrivi intorno ai 14», spiega il leader ambientalista al quotidiano La Repubblica. Il governo, in effetti, aveva preso in considerazione l’ipotesi, ma in un secondo momento si è valutato che sia difficile determinare l’entità degli extraprofitti da tassare. Ma non è così, assicura Bonelli: «Se andiamo a leggere gli utili dell’Eni per l’ultimo quadrimestre dell’anno scorso, è una cosa impressionante: si passa dai 50 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente a 2 miliardi, un aumento del 3.780%».
«C’è una speculazione impressionante della quale hanno fatto le spese soprattutto le Pmi, gli artigiani e le famiglie, con bollette elettriche triplicate e anche quadruplicate. Inaccettabile sul piano etico, una vera ingiustizia sociale». Le aziende energetiche, a cominciare dall’Eni, ragiona il leader dei Verdi, si avvalgono del vantaggio di non dover rendere pubblico il prezzo di acquisto del gas, «è un segreto industriale, masi ipotizza che si tratti di 30 centesimi al metro cubo, e comunque di prezzi stabiliti con contratti pluriennali, e indicizzati al prezzo del petrolio», e quindi abbastanza al riparo dagli aumenti. Ma per i Verdi italiani questo non è il solo problema del decreto del governo».
L’altro è che non si incentiva veramente la produzione di energia rinnovabile: «Il conflitto in Ucraina dovrebbe portare il governo ad accelerare su un modello energetico che ci liberi gradualmente dalle fonti fossili, e dalle conseguenze delle crisi geopolitiche», afferma «ma noi abbiamo ancora 110 gigawatt di impianti solari e fotovoltaici fermi perché le autorizzazioni non vengono date per sovrapposizioni di competenze e altri problemi burocratici». Di questo passo, ragiona Bonelli, sarà difficile centrare entro il 2030 l’obiettivo della produzione del 72% da fonti rinnovabili, che, «secondo i calcoli di Elettricità Futura di Confindustria, ci permetterebbe di risparmiare 40 miliardi di euro, dimezzando in pratica le bollette».
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