L’ambito occupazionale, già in forte difficoltà prima della pandemia, continua a preoccupare. Tra le categorie osservate con maggior apprensione c’è quella dei “giovani”, considerati poco volenterosi in patria e risorse perdute una volta fuggiti all’estero in cerca di migliori opportunità. Secondo il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo sono «stipendi troppo bassi» che «spingono i giovani all’estero».
Qual è la situazione dopo un anno e mezzo di Covid?
«La crisi innescata dalla pandemia ha colpito in modo asimmetrico: hanno sofferto di più i giovani, le donne, chi era occupato nel settore dei servizi cui sono state imposte le chiusure anti-contagio. In una prima fase, la perdita di occupazione ha interessato principalmente i dipendenti a termine e gli indipendenti, e solo in un secondo momento ha coinvolto i lavoratori a tempo indeterminato», sostiene nell’intervista rilasciata a Luca Monticelli per La Stampa.
«Da inizio anno il quadro è in progressiva ripresa: tra febbraio e maggio il numero di occupati è cresciuto e ha raggiunto i 22 milioni 427mila (+0,8% sugennaio2021), un livello comunque inferiore di 735mila unità (-3,2%) rispetto a quello pre-pandemia e prossimo ai livelli rilevati a metà 2015. La crescita ha riguardato in specialmodoi15-34enni, tra i quali gli occupati sono aumentati di 199mila unità, beneficiando anche della veloce risalita del lavoro a termine».
Eppure, la povertà continua a crescere.
«Nel 2020 le famiglie in condizioni di povertà assoluta hanno superato i due milioni: oltre300milainpiùinunsoloanno.L’incidenza è passata dal 6, 4 del 2019 al 7,7%, ed è aumentata la povertà fra coloro che posseggono un lavoro: a livello nazionale, rispetto al 2019, è cresciuta l’incidenza per le famiglie con una persona di riferimento occupata (dal 5,5 al 7, 3%)».
«Ma le misure di aiuto messe in campo dal governo hanno contenuto un po’ il colpo: secondo una nostra micro-simulazione, l’indice che misura, al suo crescere, la diseguaglianza del reddito disponibile si è ridotto del 5%. Un altro esercizio Istat stima gli effetti dei principali provvedimenti in termini di riduzione del rischio povertà: per i disoccupati è di circa 6,9 punti percentuali, di 3,5 punti per gli inattivi, di 2,6 per i lavoratori autonomi».
Ci sono settori in cui le donne e i giovani possono trainare la ripartenza?
«Quelli legati al commercio, al turismo, e ai trasporti. La ripartenza deve dispiegarsi soprattutto in questi comparti, la manifattura è già tornata sui livelli pre-crisi».
Molte imprese lamentano l’assenza nel mercato del lavoro di alcune figure professionali. Non crede che ci sia un problema salariale dietro questo fenomeno?
«Questo è un problema, spiega la propensione di molti nostri giovani preparati a cercare un impiego all’estero. Nel corso del primo trimestre 2021 sono stati rinnovati otto contratti nazionali di categoria. Mentre quelli in attesa di rinnovo sono 43 e interessano circa 9,7 milioni di dipendenti – il 78,5% del totale – con un monte retributivo pari al 77,7%».
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