La crisi Covid non accenna a sfumare, soprattutto nel settore dell’accoglienza. I numeri, illustrati dal presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, sono drammatici.
“Prima dell’estate – dice Bocca – il 40% degli alberghi erano aperti, adesso se ne è aggiunto un ulteriore 40%, siamo all’80% di aperture, quindi il 20% degli alberghi non ha riaperto. In termini numerici, su 30 mila alberghi presenti in Italia circa 5.000 quest’anno non hanno riaperto, strutture che sono soprattutto nelle città d’arte. La situazione è drammatica”. Non usa dunque mezzi termini Bernabò Bocca per descrivere l’attuale panorama del turismo italiano e in particolare degli alberghi, in un’intervista all’Adnkronos.
“Quest’anno ci aspettiamo, in generale, cali di fatturato intorno al 70% e così è difficile andare avanti” afferma. “A settembre le città d’arte continuano a soffrire perché vivono di turismo americano, che oggi è completamente assente – spiega Bocca – nelle zone di vacanza le ferie sono finite, ci sono difficoltà per i congressi e non c’è neanche un’attività di business perché le aziende sono in smart working. Dopo la parentesi estiva che ha aiutato le zone di villeggiatura, oggi siamo tornati di nuovo a dati tremendi”. Quanto a un bilancio sulla stagione estiva, ormai archiviata, Bocca sintetizza come “nei luoghi di villeggiatura, al mare, in montagna e ai laghi, dopo aver perso la Pasqua, maggio e giugno si sono visti un luglio e soprattutto un agosto decenti, con fatturati al di sotto dell’anno scorso ma sufficienti almeno a coprire i costi”.
La flessione del turismo però ha colpito duramente le città d’arte dove i fatturati sono a -80%, cali si registrano anche in molte altre zone, in media del – 20%”. Indirizzare le risorse verso chi ha maggiori difficoltà nel panorama economico italiano: è questa la sollecitazione che arriva dal presidente di Federalberghi. “Alcuni settori sono ripartiti altri no – dice – e siccome le risorse sono poche, vanno indirizzate verso settori che oggi sono particolarmente in difficoltà, senza dire dobbiamo aiutare tutti. Quindi, bisogna individuare i settori e le aree geografiche che sono più in sofferenza e fare più interventi di tipo economico e meno interventi di tipo politico-elettorale. Se si dà una briciola a tutti alla fine non si salva nessuno” conclude








