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Luigi Balestra (presidente Osservatorio Riparte l’Italia): «La transizione indica volontà di cambiamento e denuncia l’insostenibilità della situazione attuale»

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Luigi Balestra, professore ordinario di Diritto civile nell’Università di Bologna, vicepresidente del Consiglio di presidenza della Corte dei conti e presidente dell’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, ha aperto il Festival del Sarà – Dialoghi sul Futuro 2021 con un suo intervento (ecco il link all’intervento integrale: https://fb.watch/7YaKka22NE/), dando il via alla prima giornata di lavori.

«Buonasera a tutti, desidero innanzitutto esprimere un saluto – non di circostanza – alla comunità molisana. E a Termoli in particolare, a cui sono legato per aver trascorso durante gli anni la giovinezza le vacanze con la mia famiglia. Un saluto poi a tutti gli illustri ospiti di questa edizione del Festival del Sarà. In particolare al Governatore Bonaccini, il quale da tempo amministra autorevolmente l’Emilia-Romagna, una Regione ricca di eccellenze, che mi ha ospitato come studente universitario e mi ha offerto ineguagliabili possibilità di crescita – professionali, ma non solo».

«Infine, un plauso all’organizzatore del Festival, Antonello Barone, il quale, attraverso una progettualità connotata da lungimiranza e profondità di idee, ha messo in campo un’iniziativa che si colloca ormai a giusta ragione tra quegli appuntamenti in grado di contribuire realmente al progresso del pensiero».

«Si giustifica dunque la presenza quale partner di questo Festival dell’Osservatorio Riparte l’Italia, nato da più di un anno con il dichiarato intento di contribuire al dibattito in vista della ripartenza e del rilancio del Paese. In piena consapevolezza, che processi della portata di quello in atto, che si dipanerà nel prossimo futuro per un arco temporale piuttosto ampio, devono potersi giovare di contributi e di idee che devono dar vita a momenti di confronto e di stimolo per i decisori».

«Questo perché ogni scelta presuppone l’analisi di plurimi scenari, di multiformi orizzonti, da riguardarsi anche attraverso diverse visioni prospettiche. La piattaforma nel corso della sua attività ha pubblicato centinaia di contributi originali provenienti da esponenti della società civile e istituzionale, e una serie di rilevanti interviste. Ha promosso webinar che sulle agenzie di stampa. Ha pubblicato migliaia di contributi elaborati dalla redazione sulla scorta di opinioni e idee apparse su plurime testate giornalistiche. Ne è scaturito un luogo virtuale, in cui si è venuta concentrando una concettualità intensa e feconda in chiave di ripartenza».

«Ma veniamo ai temi del Festival», continua il presidente dell’Osservatorio. «La transizione, itinerario prescelto quest’anno dagli ideatori, è certamente un tema centrale. Nell’impiego del vocabolo si cela la volontà di provocare un cambiamento, un passaggio da un modo di vita a un altro. Il che denuncia già da sé l’insostenibilità della situazione ereditata dal passato».

«Se si volge lo sguardo – per fare un esempio piuttosto significativo – alle questioni ambientali ci si avvede immediatamente che lo scenario con il quale siamo costretti a confrontarci oggi, per certi versi dai tratti catastrofici, è il frutto di scelte perpetuate nel corso dei decenni totalmente incuranti di ogni possibile implicazione sotto il profilo dell’impatto ambientale. Decisioni accompagnate da una tendenza alla ricerca esasperata del profitto imprenditoriale, in sfregio ai fondamentali valori su cui si deve fondare un’etica della responsabilità».

«In ciò qualcosa di inaccettabile, a mio modo di vedere, se solo si riflette sul fatto che le scelte di business operate da singoli uomini incidono sullo sviluppo, sulla prosperità e sul benessere, anche in termini di salute, dell’intera collettività dell’individuo. Uno scenario in qualche modo agevolato – è bene esprimere a riguardo un forte sentimento di denuncia – da un’insensibilità e da una cultura riscontrabile in frange non piccole della popolazione».

«L’episodio del valoroso maresciallo dei Carabinieri – deceduto per infarto a seguito dell’atteggiamento vile, ostile, di alcuni maleducati e insolenti bagnanti, invitati a non insozzare le spiagge e il mare della Calabria – testimonia in modo eclatante l’assenza di sensibilità verso il patrimonio comune. Tant’è che è di proprietà di tutti, sicché nessuno è autorizzato a violarlo».

«Solo se correttamente e adeguatamente preservato esso è in grado di restituire agli uomini tutte quelle utilità, in termini di equilibrio, risorse e benefici di cui esso è ricco, ma nella misura in cui non ne vengano alterate le condizioni di esistenza. Non sono sufficienti a riguardo i buoni propositi, che pur non mancano se si presta fede a quanto compare nei messaggi della comunicazione. E nemmeno il grande afflusso di denaro che si preannuncia sarà di per sé solo in grado di decretare un significativo cambiamento di rotta».

«Occorrerà prestare grande attenzione affinché possano fungere da effettivo traino verso politiche sociali, economiche, d’impresa, della consumazione, realmente virtuali. Occorrerà, dicevo, prestare grande attenzione alle grida di dolore e di allarme provenienti da più parti».

«Innanzitutto le grida di allarme, quelle contenute ad esempio nel nuovo rapporto Onu, pubblicato ad agosto, in tema di climate change. In questo rapporto si pone in luce come i disastrosi fenomeni meteorologici a cui abbiamo assistito, e a cui ancora stiamo assistendo in questi giorni siano tutti senza precedenti, nonché causalmente riconducibili alle attività umane».

«Il messaggio è chiaro. Occorre por fine, senza ulteriori dilazioni, ad atteggiamenti del passato fatti di esitazione e di indugi, ispirati alla politica del compromesso. Bisogna darsi carico di porre in essere tempestivamente misure realmente capaci di salvaguardare l’ecosistema. I mari, le foreste, i suoli, gli spazi sovrastanti, l’aria, devono divenire l’oggetto di una tutela prioritaria».

«Prioritaria perché meno compromesso e semplice contemperamento dei contrapposti interessi non sono più in grado, allo stato delle cose, di operare un riequilibrio corretto. Ne tantomeno di porre minimamente rimedio ai disastrosi effetti delle tante calamità verificatesi, nonché alle catastrofi che senza una soluzione di continuità si preannunciano. Ciò che è stato fatto fino a oggi, tutto ciò che è stato maltrattato in quello che si è rivelato un pericoloso gioco, dovrà prevalere senza riserve se si intende realmente sancire un cambiamento».

«La qualità dell’aria – per fare solo un esempio – che si respira in larga parte delle città italiane, ma alle volte anche in centri poco urbanizzati, è da moltissimi giorni all’anno di qualità pessima. L’obiettivo di un’aria più pulita dovrà quindi divenire prevalente rispetto agli interessi che con esso possono confliggere, ad esempio quelle legati alle esigenze della produzione».

«L’idea del sacrificio dovrà permearsi nel futuro, con la consapevolezza che una progettualità fondata su queste priorità è in grado, a mio modo di vedere, se correttamente coniugata, di generare a sua volta nuove opportunità in termini di attività economiche e di posti di lavoro. Veniamo alle grida di dolore, come quelle ciclicamente innescate dalla diffusione degli incendi a livello planetario, particolarmente devastanti nella corrente estate, anche in aree come la Siberia, che con non poca leggerezza potremmo essere indotti a ritenere totalmente a riparo», prosegue.

«Come quelle provocate dal disgusto per le quantità di plastica che si rinvengono nei mari, ormai sottoposti, anche in ragione di altri fenomeni pervasivi, quale una pesca condotta in totale sfregio di quelle che sono le esigenze dell’ecosistema marino. Un mare ormai sottoposto a un livello di stress non più sopportabile».

«Tante sono le iniziative su cui far perno a fine di dar vita a percorsi dissonanti rispetto al passato, mi limito a indicarne una: occorre lavorare e molto sull’affinamento delle sensibilità e delle responsabilità a livello di comunità degli individui, affinché le tinture del potere di qualunque tipo – politico, economico e dell’informazione – possano sentirsi sempre più pressati dal basso e quindi in dovere di far oggetto delle proprie strategie d’azione».

«La formazione a riguardo assume una portata fondamentale» spiega Balestra. «La scuola dovrà dimostrare di essere innovatrice a riguardo, assumendo l’onere di creare momenti, tappe, itinerari idonei a consentire di far propri valori e idee che conducano, alla luce di nuovo approccio culturale, alla realizzazione di interventi efficienti».

«Partendo da i più giovani, dalla collettività, si potranno progressivamente creare le condizioni affinché la neutralizzazione delle sciagure che quotidianamente si consumano e il ripristino degli equilibri ambientali diventino la battaglia del futuro. Sono convinto che questi temi costituiranno oggetto di ampia riflessione durante queste due giornate, per cui vi ringrazio e auguro a tutti, sinceramente, buon lavoro».

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