Il 23 giugno si è celebrato presso la sede centrale della Corte dei conti, alla presenza di eminenti rappresentanti delle Istituzioni, tra cui la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, la Ministra della Giustizia Marta Cartabia, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Luciano D’Alfonso, il giudizio sul Rendiconto generale dello Stato 2020.
Il giudizio di parifica dei conti dello Stato rappresenta un momento fondamentale ai fini del corretto funzionamento delle dinamiche istituzionali, poiché la Corte, in tale contesto, attribuisce – con l’autonomia, la neutralità e l’indipendenza che le derivano dall’art. 100 della Costituzione – certezza ai dati contabili dell’Amministrazione. Il tutto nel quadro, come ha sottolineato il Presidente della Corte Guido Carlino, della corretta tenuta del sistema democratico, da informare al rigoroso rispetto dei principi di legalità e di corretta gestione delle risorse pubbliche.
La fotografia scattata dalle sezioni riunite della Corte dei conti in sede di controllo è alquanto densa di dati, nonché di valutazioni, da cui trarre elementi di sicura riflessione. In particolare, con riguardo: alle perdite economiche, alle previsioni di recupero, alla curva dell’indebitamento netto, alla flessione delle entrate (in particolare delle imposte indirette), alla spesa pubblica, alla variazione delle spese e dei consumi, alla riforma fiscale, alla necessità di un efficiente apparato pubblico della sanità, della scuola e dell’assistenza.
La sezioni riunite se, da un lato, hanno posto in luce non poche criticità – in gran parte riconducibili, quanto all’origine, a un passato non recente – dall’altro lato si sono soffermate, giustamente con enfasi, sulla scommessa di fronte alla quale ci troviamo in questo momento storico. Si è in particolare sottolineata l’esigenza di rendersi protagonisti, per il prossimo futuro, di una risposta straordinaria con riguardo al piano organizzativo, nonché al razionale utilizzo delle risorse umanane. Il tutto affinché possa darsi vita al rilancio degli investimenti, pubblici e privati, e, più in generale, a un sistema di servizi rapidi ed efficienti.
Il Procuratore generale Angelo Canale, nel sottolineare anch’Egli l’importanza del giudizio sul Rendiconto, nella sua requisitoria ha posto, in particolare, l’accento sul persistente ritardo con cui la pubblica amministrazione paga i propri debitori commerciali, evidenziando una serie di conseguenze di non poco momento (condanna dello Stato centrale per inadempimento della direttiva 2011/7/UE, rischio di depotenziamento degli obiettivi del programma europeo Next generation). Gli ulteriori temi affrontati, sempre in una prospettiva di critica costruttiva, hanno riguardato le inefficienze organizzative di alcuni ministeri, la vicenda, sempre densa di implicazioni, delle partecipate pubbliche, nonché la necessità di un ringiovanimento, da porre in essere attraverso un effettivo ricambio generazionale, del personale pubblico.
Questo il quadro d’insieme , tracciato in via di assoluta sintesi.
Ad esso si è accompagnato il riconoscimento, degno della massima evidenziazione, tributato all’azione pubblica, così come dipanatasi a far data dall’inizio della pandemia, avendo essa – è questa l’opinione dei magistrati contabili – consentito al sistema economico-sociale, attraverso uno sforzo corale, di superare la fase acuta della crisi. Non è frequente – ha affermato, nella sua relazione, il Presidente di coordinamento delle sezioni riunione in sede di controllo Ermanno Granelli – che la Corte dei conti si lasci ad andare ad apprezzamenti.
Eppur tuttavia, ha proseguito il Presidente Granelli, emerge «dai dati di rendiconto, dalle evidenze istruttorie, dagli elementi raccolti nelle audizioni svolte per la parifica del Rendiconto generale dello Stato, che, nonostante le notevoli difficoltà, le amministrazioni sono riuscite nel 2020 (e nell’anno in corso) a svolgere le attività di propria competenza in modo completo e sostanzialmente tempestivo. Di questo occorre in questa sede dare doverosamente atto».
È una lode importante: in primo luogo perché rappresenta un momento di gratificazione per tutti coloro i quali hanno, senza risparmiarsi, profuso energie con dedizione e spirito di servizio in una contingenza in cui l’emotività di ognuno – ancor più per chi era chiamato a gestire la cosa pubblica – è stata messa a dura prova.
Serve inoltre a infondere fiducia e, al tempo stesso, contribuisce a creare un terreno fertile affinché l’improba sfida che il PNRR ci propone possa essere coltivata secondo canoni di efficienza e nella incondizionata prospettiva della tutela degli interessi della generalità.








