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Asl, 800 giorni per un esame. Ecco la classifica della vergogna | L’analisi

“Per fare un ecocolordoppler alla carotide all’Asl di Teramo ci vogliono 861 giorni, in pratica quasi due anni e mezzo invece dei 120 giorni di attesa massima prevista per un esame programmabile (in alcune Regioni è a 180 giorni). Fa poco meglio, si fa per dire, l’Asl Barletta-Andria-Trani dove per una colonoscopia programmabile servono 702 giorni in media. La cosa grave è che nella stessa struttura e per lo stesso esame si aspettano 235 giorni anche quando in base alla ricetta del medico se ne dovrebbero aspettare dieci perché si tratta di una prestazione di una certa urgenza (la prescrizione “breve”), così come per le visite ortopediche dove si attendono tra 140 e 325 giorni. Sempre per la colonoscopia e sempre in Puglia serve un giorno in più (236) al Policlinico di Bari dove si aspettano in media 195 giorni anche per una visita cardiologica che dovrebbe avere la priorità”.

E’ impietosa l’analisi sui dati della sanità del 2025 che il Sole 24 Ore ha pubblicato grazie ad una inchiesta firmata da Marzio Bartoloni e Barbara Gobbi.

“Analogamente via crucis a Messina dove in due strutture si aspetta quasi un anno per ecocolordoppler e colonscopia e circa 200 giorni per visita oculistica o dermatologica. Ecco alcune delle “spie rosse” che si accendono nella Piattaforma nazionale liste d’attesa, attivata presso Agenas, e pronta a partire per essere a disposizione, si spera presto, anche dei cittadini. Una maxi centrale di controllo dei tempi di attesa alimentata dal flusso dei dati delle Regioni in arrivo dai Cup (alcune però lo fanno ancora a intermittenza) che è stata fortemente voluta dal ministro della Salute Schillaci, che ha fatto della lotta all’ottovolante delle cure a mille velocità e affidate al Cap di residenza – nonché troppo spesso all’intramoenia pagata dai cittadini – la sua priorità. E proprio la libera professione dei medici (l’intramoenia appunto) è uno degli indicatori monitorati. Sempre in giorni di attesa, dai primi dati emerge che proprio dove si aspetta di più quando si bussa alla porta del Servizio sanitario, l’attesa si riduce a pochi giorni se il paziente mette mano al portafogli.

I primi numeri relativi alle prestazioni del 2025 – che Il Sole-24 Ore può anticipare – sono capaci di fotografare in modo capillare la mappa dei ritardi nella sanità pubblica finora appannaggio delle denunce dei singoli cittadini o di qualche sondaggio delle associazioni dei pazienti. Sotto la lente, un panel di otto prestazioni (4 esami e 4 visite) particolarmente rappresentative: oltre alla colonscopia totale, la eco(color)dopplergrafia dei tronchi sovraortici, la gastroscopia, le prime visite cardiologica, dermatologica/allergologica, oculistica e ortopedica e la Tc del torace.

Questo cervellone che monitora l’emergenza numero uno dei pazienti italiani – circa 6 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi soprattutto per le liste d’attesa – ha una marcia in più, che fa la differenza: non solo dà conto delle attese ma ne “pesa” il ritardo, assegnando una percentuale. Per la prima volta quindi l’analisi non si limita a distinguere tra rispetto o mancato rispetto dei tempi massimi, ma introduce una valutazione di gravità effettiva del ritardo rispetto ai limiti prescritti, offrendo un quadro più accurato. Nei casi di ritardo particolarmente significativo – spiega il ministero della Salute – è stato attribuito un valore di “alert”, che segnala le situazioni di maggiore criticità.

Il quadro generale segna una spaccatura tra Nord con performance mediamente migliori e Sud del Paese, sintetizzato plasticamente dalla percentuale di “alert”. Concentrati in due aziende della Regione Puglia in cima alle classifiche dei ritardi più gravi per prestazioni compare il Policlinico di Bari per la già citata colonscopia (alert all’85%) e per la prima visita cardiologica (85%), mentre la maglia nera va all’Asl Barletta-Andria-Trani per l'”eco” dei tronchi sovraortici (alert al 77%) e per le prime visite dermatologica (73%), oculistica (80%), ortopedica (86%) e per la Tac torace (82%). Per la gastroscopia, l’alert top (78%) è nella Asl di Teramo.

Allargando la visuale a livello macro e cioè alle Regioni, tra quelle con maggiori gravità spicca l’Abruzzo con alert ai massimi valori in Italia per quattro delle otto prestazioni: con 68% per la colonscopia, 55% per la gastroscopia, 56% per la prima visita dermatologica e 37% per la Tc torace. Critica la Puglia: 57% di alert per la eco dei tronchi sovraortici, 52% per la prima visita cardiologica e 52% per la prima visita oculistica. Per quella ortopedica, la quota di prestazioni con ritardo grave si ha in Friuli (47%).

Sono concentrate quasi tutte al centro-Nord invece le strutture con le attese più brevi, mentre tra le Regioni spicca la performance del Veneto che presenta “alert” ai minimi per colonscopia (3%), gastroscopia (1%), prima visita cardiologica (1%) e prime visite dermatologica e oculistica (entrambe al 4%) così come per la Tac torace (3%). Infine, la mappa del ministero segna disco verde anche per Trento con alert al 2% sull’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici e per l’Umbria, migliore performance (alert al 2%) per la prima visita ortopedica” conclude l’inchiesta.

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