Angelo Crespi, Direttore della Pinacoteca di Brera, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza 2025 “Insieme per far crescere l’Italia”, organizzati a Bologna dal 27 al 29 novembre 2025 dall’Osservatorio economico e sociale “Riparte l’Italia”.
Il suo intervento si è tenuto nel panel “Gestione dei beni culturali e prospettive per i giovani“, moderato dal giornalista Andrea Pancani.
Ecco l’intervista rilasciata prima di partecipare all’evento.
Siamo agli Stati Generali della Ripartenza, è il terzo anno che celebriamo questo evento, è un momento di dialogo tra istituzioni, imprese, società civile e quanto è importante il dialogo per far crescere l’Italia?
È molto importante, io come direttore generale di un museo importante di Stato credo che la cultura e i musei siano luoghi forse principali per un paese come il nostro dove si attua questa sorta di dialogo tra lo Stato, i cittadini, gli stakeholder, la comunità, il territorio per cui siamo centrali nelle dinamiche, per esempio noi a Milano siamo un po’ lo museale di Stato che è centrale in tutte queste dinamiche, che vuol dire anche bambini, scuole, pubblici fragili ma anche invece imprenditori, grandi imprenditori, donatori, insomma siamo lì.
E quanto è importante la cultura proprio per i giovani, si è parlato prima in un altro panel del futuro dei giovani e attraverso la cultura i giovani possono veramente formarsi?
Sì, al di là della formazione c’è una prima cosa da dire che forse la filiera della cultura in Italia comunque genera il 6% del PIL per cui è anche un settore economico, poi è una leva economica ogni euro investito in cultura ritorna moltiplicato sul territorio. Dall’altra parte c’è il tema che non esiste l’educazione senza la cultura e ripeto in un paese come l’Italia pensare alla bellezza dei nostri beni culturali, della nostra arte è anche una questione di identità, cioè che tutti noi ci formiamo come italiani specchiandoci dentro la bellezza dell’arte e del patrimonio culturale italiano, della musica e quindi non esiste, c’è un rapporto strettissimo tra la formazione di un giovane e la cosiddetta cultura.
E quanto l’arte è identitaria per l’Italia all’estero? Perché noi parliamo anche di Made in Italy e anche il Made in Italy è legato molto all’arte che noi abbiamo qua in Italia.
Sì, io credo che noi siamo creativi come italiani proprio perché questa frequentazione con la bellezza ci rende creativi, la bellezza ha un valore etico, io dico sempre prima che estetico, ci induce alla positività e anche a copiare in modo positivo, a trovare soluzioni più belle perché siamo abituati alla bellezza e dunque noi fuori siamo rappresentati come la culla della civiltà ma anche al nostro interno ci riconosciamo nel patrimonio culturale.
Per tante cose come nazione siamo molto divisi, non solo nel calcio, non solo nei campanili ma anche nella politica, nella storia dell’Italia. Non esiste di fatto nemmeno una celebrazione nazionale che ci trova tutti d’accordo ma quando siamo riconosciuti all’estero come, lo dico sempre, gli eredi del Rinascimento allora noi diciamo se effettivamente siamo italiani e siamo orgogliosi di questo.








