«C’è un’incertezza notevole ma, per la fine del prossimo anno, stimiamo una crescita del Pil globale del 4,2%. Nel caso dell’Italia, prevediamo che l’economia tornerà ai livelli di produzione pre-pandemia entro la fine del 2022». Lo afferma Angel Gurria, Segretario Generale OCSE, in un’intervista alla Stampa.
«Tuttavia», aggiunge, «non siamo ancora fuori pericolo. Non si possono escludere ulteriori ondate finché la maggior parte della popolazione non sarà stata vaccinata. Questo, date le sfide logistiche, probabilmente non accadrà fino al termine del 2021. Molto dipenderà dai governi. Se il processo di vaccinazione dovesse andare più veloce del previsto, potremmo assistere a una scossa di fiducia e ad una ripresa più forte di quanto preventivato. Se rallenta, o se ci sono nuovi focolai, ci sarà una ripresa più debole. La politica pubblica dovrebbe rimanere ambiziosa, per trasformare in realtà la speranza di avere un 2021 migliore».
«Questa crisi sta colpendo tutti, e ne usciremo soltanto se i singoli Stati sapranno unire le forze. Quando inizieranno a riprendersi, però, lo faranno a velocità differenti. Ecco perché, oggi più che mai, non possiamo fare a meno della cooperazione internazionale. Il vaccino ci dà speranza, ma dobbiamo fare attenzione a non lasciare indietro nessuno, soprattutto i Paesi in via di sviluppo», prosegue.
«La disoccupazione nei Paesi Ocse nell’ottobre del 2020 ha raggiunto il 7,2%, dal 5,2% nel 2019. Alla fine del secondo trimestre di quest’anno, la quota della forza lavoro disoccupata, sottoccupata o scoraggiata era più che raddoppiata: il 26,4%, contro il 12,3% di fine 2019. E i giovani hanno il doppio delle probabilità di essere disoccupati rispetto alla popolazione generale. Le azioni attuate dai governi per preservare il lavoro e le imprese, attraverso un generoso sostegno pubblico, sono state cruciali e devono rimanere in vigore fino a quando non sarà possibile riaprire la maggior parte delle attività».
«L’Italia? Per prevenire l’aumento delle diseguaglianze sarà necessario affrontare alcuni problemi di vecchia data. I lavoratori vulnerabili, scarsamente qualificati e precari hanno maggiori probabilità di essere impiegati in settori in cui è difficile praticare un distanziamento sociale sicuro o che sono maggiormente colpiti dalle restrizioni. L’assistenza alla riqualificazione e al miglioramento delle competenze dei lavoratori, nel vostro Paese, è particolarmente importante», conclude.








