«Si può ancora evitare la rottura del governo? Me lo auguro, una crisi ora sarebbe davvero un disastro per il paese, una forte ipoteca a livello europeo ed internazionale. Per evitarla, andrebbe seguito il modello Recovery, un passo alla volta, ma in rapida successione. Mi spiego: i fondi del Recovery sono risorse non solo di spettanza di questo governo, ma debito che pagheranno le nuove generazioni e fondamentali per la ripartenza. Credo che il nostro dovere sia isolare questo tema ed evitare che nel caso in cui non si riesca a scongiurare la crisi, questo piano sia messo al sicuro ed approvato in Parlamento. Non possiamo ipotecarlo a causa delle divisioni in atto».
Andrea Orlando, vicesegretario nazionale del Pd, nelle ore più calde della crisi di governo lavora per un’uscita positiva dallo stallo politico determinato dall’ultimatum lanciato dal leader di Italia Viva Matteo Renzi verso il governo guidato da Giuseppe Conte.
«Il piano del Recovery deve essere preservato e si è seguito un metodo. Se martedì in consiglio dei ministri darà dei frutti, visto che sono state accolte tutte le indi cationi dei partiti e il piano è cambiato, questo metodo deve essere applicato anche al resto dell’azione di governo. Costruendo un patto di legislatura».
«Cosa dovrebbe fare ora Conte? Chiudere il percorso del Recovery e usare questo metodo in modo sistematico anche per gli altri temi, riforme istituzionali comprese».
In una lunga intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Stampa Orlando tocca tutti i temi più caldi sul tappeto della politica in questo momento.
«Renzi? Mi rifiuto di pensare che di fronte ad una situazione come quella che sta vivendo il paese le idiosincrasie possano impedire di affrontare le sfide che ha di fronte l’Italia. La storia ci racconta di coalizioni in cui convivevano personalità che sicuramente non si amavano. Senza tornare indietro a Togliatti e De Gasperi, basta ricordare Craxi e De Mita, gli stessi Prodi e D’Alema non si amavano alla follia».
«Le proposte di Italia Viva? Siamo d’accordo sull’aumento della spesa sociosanitaria, a spostare più risorse su investimenti rispetto ai bonus, a ricevere chiarimenti sulla fondazione della cyber security e abbiamo ottenuto una disponibilità a cambiare impostazione su questi punti. Anche sul tema giustizia si deve fare una riflessione».
«Conte? La pandemia c’è, ma se avesse assunto l’iniziativa quando noi lo chiedemmo e quando Iv non aveva posto nessuna questione, i problemi avrebbero potuto essere risolti in modo meno traumatico. Ma va detto che oggi questa considerazione e questa critica non può essere così radicale da compromettere il buon esito della verifica. Perché equivarrebbe buttare via un’esperienza faticosa, che comunque ha dato una risposta alla crisi economica molto diversa da quella data nel 2008, con più forti contenuti sociali e che costituisce comunque un potenziale campo alternativo ai sovranisti».
«Si vedrà, certo che se sfasciamo il campo politico, non ci sarà neanche il presupposto per un’alleanza futura».
«I responsabili? Ci sono apporti che possono essere positivi ma noi pensiamo che non si possa basare un governo in una fase così complicata sulla sommatoria di singoli. Abbiamo sempre auspicato l’allargamento alle forze liberali che esistono in parlamento, ipotesi alla spicciolata non sono l’equivalente».








