«Di fronte ai limiti dati dallo scostamento di bilancio bisognerebbe usare i soldi per aiutare chi ha subìto danni dal Covid – penso alle imprese che avranno dei ristori tutto sommato al di sotto del necessario – piuttosto che chi ha aperto un contenzioso dieci anni fa». Così il ministro del Lavoro Andrea Orlando spiega alla Repubblica la sua contrarietà al condono nel decreto Sostegni.
E rispetto alla posizione del M5s aggiunge di sapere che «si tratta di una loro posizione storica, ma quest’alleanza deve favorire un’evoluzione, in parte già avvenuta, e in quest’evoluzione mi auguro si possa convergere su un punto: un conto è il fisco amico, un altro è indebolire la fedeltà fiscale».
Quanto ai rapporti con la Lega, «Letta ha parlato in sintonia con il presidente Draghi: non è il momento di far pesare sul governo le bandiere propagandistiche – dice Orlando – ognuno ha il diritto di sventolarle, ma non può tenere in ostaggio l’esecutivo».
Draghi, prosegue, ha dato «un messaggio chiaro. È legittimo che ognuno cerchi di affermare il suo punto di vista programmatico, ma quando si carica di significato simbolico una questione, spesso si finisce per non risolverla».
Sullo sblocco dei licenziamenti, il ministro ha poi affermato: «da qui a giugno dovremo verificare due cose; se dentro la grande industria ci siano settori che hanno particolari gradi di sofferenza, per cui questa risposta non sarebbe adeguata. E se si riesce a mettersi intorno a un tavolo per capire se c’è la volontà comune, tra le parti sociali, di attivare gli ammortizzatori per evitare i licenziamenti. A ogni lavoratore va dato uno strumento che faccia da paracadute nelle crisi. Con una riforma seria delle politiche attive, fatta d’intesa con le Regioni».
Sulle alleanze Letta agirà in continuità con Zingaretti? «Penso che la costruzione di un campo largo sarà perseguita in continuità perché, al di là delle strumentalizzazioni, non c’è nessuno nel Pd che davvero metta in dubbio l’alleanza con i 5Stelle. La discussione è sul dove è maturo quest’asse e su come va realizzato su basi programmatiche». Credo il Pd «debba traguardare alla vocazione maggioritaria, che oggi significa riconquistare l’elettorato popolare. Deve assumere la questione sociale come cruciale».








