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Alleanze e segnali | L’analisi di Massimo Franco

“Il segnale più positivo è la percentuale dei votanti che non cala dopo anni di inesorabile declino della partecipazione. Si tratta di un’inversione quasi simbolica, ma va registrata. Per il resto, le elezioni di ieri restituiscono un orizzonte locale che difficilmente può fornire indicazioni nazionali, riguardando solo due milioni di elettori”.

Così Massimo Franco sul Corriere della Sera: “Ma – sottolinea l’editorialista – qualcosa dice. Se non altro perché riconsegna Genova a un centrosinistra con dentro tutti: in nome di un’unità che fatica a concretizzarsi nel voto politico. E ripropone, all’opposto, il tema di una maggioranza di destra che non perde colpi nei sondaggi, ma non convince nelle città. L’immobilismo dell’elettorato nazionale e la fluidità di quello locale suggeriscono dunque più domande che risposte. E soprattutto le proiettano sui cinque referendum che si svolgeranno l’8 e 9 giugno: in particolare per vincere la sfida proibitiva del quorum sopra il 50 per cento.

E ancora di più sul voto regionale che si dovrebbe tenere in autunno in sei regioni: Veneto, Valle d’Aosta, Toscana, Marche, Campania e Puglia. Il rischio, per le opposizioni, è di considerare il voto di Genova come il laboratorio e l’anticipo di un «cartello» da riproporre per il voto politico.

Si è già visto nel 2022 – ricorda Franco – che una cosa è proporre un’alleanza “di tutti”, si chiami “campo largo” o “progressista”, negli enti locali. Altra è tentarla per conquistare il governo del Paese. Tra l’altro, c’è un dettaglio non trascurabile che getta un velo di ambiguità sul risultato nel capoluogo ligure.

 La sindaca eletta non è né un’esponente del Pd né dei Cinque Stelle. L’avvertimento che arriva alla premier e ai suoi due vice dall’elettorato, tuttavia, non va sottovalutato. Esiste un tema persistente di selezione dei candidati nelle grandi città e in generale negli enti locali.

E si conferma la difficoltà, per chiunque, di ritenere che i consensi e la popolarità alle Politiche si trasferiscano quasi automaticamente sul piano locale: tanto più se nel governo nazionale si consumano vendette e scontri di potere, destinati a rispecchiarsi in città e regioni.

Tutte le rilevazioni mostrano un elettorato sostanzialmente stabile. Il governo Meloni non sarà più in luna di miele col Paese, perché alcuni problemi si aggravano. Ma le opposizioni gli regalano una posizione di rendita oggettiva”.

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