Per l’Italia, così come per gli altri paesi alle prese con il cambiamento climatico e l’invecchiamento della popolazione, “il rischio e l’incertezza sono e resteranno le condizioni normali del nostro tempo”.
Ma per noi le minacce si prospettano ancora più ingenti visto che, a differenza dei suoi partner europei, l’Italia resta un paese ancora molto sotto-assicurato.
In questo scenario, le compagnie di assicurazione sono convinte che il futuro vada preparato da subito e danno la loro disponibilità a collaborare con governo e autorità.
“Vorrei dire alle autorità, al Governo, che noi ci siamo” ha detto oggi la presidente dell’associazione Maria Bianca Farina, dando voce alla platea del mondo assicurativo riunito per l’assemblea annuale.
L’Italia, ha scandito Farina, “ha bisogno di protezione dai rischi”.
Effettivamente i numeri che ha illustrato parlano abbastanza chiaro: l’incidenza dei premi danni non auto sul Pil è ancora pari all’1,1%, rispetto alla media europea del 2,3%.
Mentre per quello che riguarda più nello specifico i rischi legati al clima “se si includono anche i terremoti, la quota di danni assicurati in Italia non supera il 14% del totale: è di gran lunga il dato più basso fra i principali paesi europei”.
E citando il caso dell’Emilia Romagna ha ricordato che “il cambiamento climatico non è più semplicemente un rischio ma una realtà”.
La questione vede d’accordo il ministro Adolfo Urso che sollecita ad assicurarsi di più contro i rischi da catastrofe e cita il disegno di legge approvato dal governo.
Ma c’è anche un’altra certezza: quella dell’inesorabile invecchiamento della popolazione.
Per sciogliere entrambi questi nodi l’Ania punta quindi sulla collaborazione tra pubblico e privato.
Per il welfare, in particolare, all’Italia – dice – “serve un modello innovativo che possa integrare nel modo più equo ed efficiente l’uso di risorse pubbliche e private”.
E per questo anche la riforma fiscale potrebbe introdurre degli incentivi.
Le compagnie del resto possono contare su una solidità di fondo, confermata nel 2022 nonostante la redditività sia calata sotto la pressione dell’inflazione.
E gli investimenti si sono attestati a 900 miliardi di euro.
Il presidente dell’Ivass, Federico Signorini, non a caso sottolinea come nel 2022 e nella prima metà del 2023 le compagnie assicurative e il supervisore “siano stati messi alla prova” ed invita a non allentare l’impegno.
Tra le varie voci del bilancio, quelli che soffrono di più sono i premi vita, pari a 94 miliardi, in calo dell’11% (-27,4% per i prodotti linked).
E anche se le polizze vita tradizionali nel 2022 si sono dimostrate, secondo la presidente, l’unico asset che ha protetto integralmente i risparmiatori, gli stessi risparmiatori alle prese con il rialzo dei tassi sono andati alla ricerca di rendimenti più elevati scatenando un’ondata di riscatti.
Per questo l’Ania ritiene “necessario creare le condizioni per cui l’assicurazione vita possa continuare a fornire risposte efficaci ai bisogni di sicurezza, stabilità e investimento a lungo termine degli italiani.
A questo andamento si è contrapposta una solida crescita del 4,6% dei premi dei rami danni, pari a 35,7 miliardi.
La crescita è da attribuirsi esclusivamente ai rami diversi dalla Rc auto, mentre quest’ultima ha registrato nel 2022 un ulteriore calo dei premi contabilizzati (-2,1%).
Ma se l’anno scorso si è avuta l’undicesima variazione negativa dal 2011, per questo comparto l’inflazione ha giocato la sua parte e Farina ha avvertito che “stiamo entrando in una nuova fase”: già nel primo trimestre di quest’anno infatti il premio medio pagato dagli assicurati è aumentato.








