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Von der Leyen verso bis in Ue, Meloni punta a vicepresidenza con Fitto | Lo scenario

Inizia oggi una settimana decisiva per il governo italiano e per Giorgia Meloni sul fronte della complicata partita della designazione delle cariche di vertice della Ue, che potrebbero essere individuate nel corso del prossimo summit europeo in programma giovedì e venerdì a Bruxelles.

MELONI OGGI VEDE ORBAN

In questa delicata partita, Meloni giocherà le sue carte con maggiore forza e un ruolo diverso rispetto a prima delle elezioni Ue, soprattutto perché il gruppo parlamentare europeo, l’Ecr, che lei presiede, ha superato i Liberali con nuove acquisizioni di deputati.

Oggi la premier incontrerà a Roma il leader ungherese Orbán e sicuramente avanzerà le sue richieste.

Meloni, infatti, vuole una vicepresidenza e un portafoglio di peso per assicurare i suoi 24 voti.

L’aspettativa è che possa essere accontentata nel delicato esercizio a porte chiuse di von der Leyen di andare incontro alle diverse richieste dei leader.

Diversa è la dinamica al Parlamento, dove Socialisti e Liberali hanno posto al Ppe come condizione per un’intesa su von der Leyen che non ci siano accordi con l’Ecr, incluso FdI.

Ma se Meloni otterrà quello che chiede, la sua delegazione sarà fedele.

Von der Leyen guarda anche ai Verdi, che oggi annunceranno se i 5 eurodeputati di Volt resteranno nel gruppo (serve la conferma del loro partito).

Il Ppe è diviso nei confronti di un’alleanza con i Verdi, che però in Germania a livello locale già governano in alcune realtà con la Cdu.

Per cercare di convincerli sarà fondamentale il programma in cui non rinnegherà il Green deal.

MELONI GIOCA CARTA FITTO PER VICEPRESIDENZA UE

L’Italia appare più vicina a ottenere la vicepresidenza operativa della Commissione, con un pacchetto plurimo di deleghe, che non aveva nella scorsa legislatura e sul quale Meloni si è già confrontata con von der Leyen, ovviamente se tutto andrà come appare, ovvero se la seconda agguanterà il bis.

Le indiscrezioni che circolano nell’asse fra Roma e Bruxelles continuano a individuare in Raffaele Fitto, attuale ministro degli Affari europei, con la delega aggiuntiva ad attuare il Pnrr, il candidato più probabile del governo.

E nel perimetro che dal Bilancio si allarga ai Fondi di coesione, ai Pnrr europei e alla creazione di una delega nuova, che si occupi di nuovi strumenti di finanziamento della Ue, per le future transizioni nel settore militare, dell’intelligenza artificiale e del digitale, le indiscrezioni riempiono di contenuto il ruolo cui potrebbe ambire il governo italiano.

NOMI SUL TAVOLO DEI TOP JOBS

I nomi sul tavolo dei top job sono la candidata leader del Ppe Ursula von der Leyen per il bis alla guida della Commissione, l’ex premier socialista António Costa per il Consiglio europeo, la premier estone liberale Kaja Kallas per il ruolo di Alto rappresentante per gli Affari esteri.

Il Ppe ricandida Roberta Metsola al Parlamento.

I top job devono rispondere a un equilibrio politico, di genere e geografico, e per ora questa sembra la rosa con più possibilità.

Il Consiglio europeo designa la presidente della Commissione, ma è il Parlamento che deve eleggerla: servono 361 voti su 720.

La maggioranza “Ursula” ù Ppe, S&D e Renew ù conta 399 deputati, ma il voto è segreto, dunque serve compensare i franchi tiratori.

Ogni Paese (tranne quello che esprime la presidenza della Commissione) dovrà indicare un componente del collegio, che ha 27 membri, tanti quanti sono gli Stati Ue; e idealmente proporre due nomi (un uomo una donna) per assicurare la parità di genere nella composizione finale, come negli ultimi cinque anni.

Alcuni governi hanno già scoperto le carte.

Sfoderando assi che garantiscono, in prospettiva, responsabilità di peso.

Valdis Dombrovskis, il potente numero due della Commissione in quota Lettonia, è stato il primo nome a planare sul tavolo: certo di una riconferma, stavolta potrebbe ambire a un ruolo inedito, una sorta di super-commissario delegato alla ricostruzione dell’Ucraina.

L’Ungheria reclama la continuità, con l’uscente Olivér Várhelyi, ma visto che proprio Budapest s’è messa di traverso in varie occasioni, con i negoziati per l’adesione di Kiev al via domani, la ricerca di un’alternativa più affidabile e meno sospetta di vicinanza al Cremlino è già iniziata.

La Polonia, con il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, avrebbe il profilo perfetto.

Pure la Slovacchia opta per un peso massimo: l’uscente Maro efovi, uomo di fiducia di von der Leyen.

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