Secondo quanto affermato dall’economista Vincenzo Visco, «la vicenda delle accise conferma la scarsa consapevolezza dell’attuale governo su questioni rilevanti del nostro assetto istituzionale e sulle reali possibilità di riforma», ed evidenzia alcuni punti che «meritano di essere evidenziati:
- Le accise non sono certo una peculiarità italiana, ma sono la modalità tradizionale con cui (da secoli) si applicano alcune imposte indirette e in particolare quelle sui grani e successivamente sugli oli minerali, gli spiriti, i tabacchi, ecc;
- La loro caratteristica è che per ragioni di semplicità amministrativa sono commisurate alle quantità vendute del bene e non al suo valore;
- Esse sono di applicazione generale nei Paesi Ue, anzi rappresentano una “risorsa propria” per cui sono previsti valori minimi da applicare comunque;
- Parlare di eliminazione delle accise è quindi privo di senso, e anche la loro possibilità di riduzione trova un limite;
- Proprio perché commisurate alla quantità e non al prezzo, tra le imposte indirette sono le più regressive (anche la tassa sul macinato era un’accisa);
- Per lo stesso motivo, la loro incidenza effettiva si riduce con l’inflazione, cosa che può giustificare (piccoli) aumenti successivi;
- Per lungo tempo l’incidenza delle accise in Italia è stata superiore o vicina ai livelli massimi europei, ma durante i governi di centrosinistra (1996-2001 e 2006-08) esse non furono aumentate, anzi furono ridotte per far fronte ad un aumento dei prezzi dell’energia che allora si verificò. A quei tempi risale infatti la norma che consente di sterilizzare, riducendo le accise, l’aumento dei prezzi dei carburanti comprensivo di Iva. Norma rimasta in vigore e che il Governo Draghi ha riesumato alcuni mesi fa;
- L’incidenza delle accise sui carburanti è invece fortemente cresciuta nel 2011 a causa di successivi robusti aumenti operati dal Governo Berlusconi (ministro Tremonti), Governo di cui l’attuale premier faceva parte, ed è tornata ad essere la terza più alta in Europa. Concludendo, l’esperienza passata ci dice che i cittadini italiani sono estremamente sensibili ai prezzi dei carburanti, e che è utile che i governi tengano questo aspetto nella debita considerazione. Tuttavia, prezzi elevati dei carburanti fossili possono aiutare il processo di transizione verso forme di carburanti meno inquinanti, e sarebbe bene che i governi operassero con disincentivi e sussidi per accelerare i tempi della transizione. Tutto questo dovrebbe avvenire all’interno di una strategia consapevole».








