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Ignazio Visco, governatore Banca d’Italia: “La crisi delle banche è un campanello di allarme” | L’intervento

Riportiamo il testo dell’Audizione del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sulle attività svolte dalla Banca d’Italia, tenuta presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

«Signor Presidente, Onorevoli Deputati, ringrazio la Commissione VI della Camera dei Deputati per questo invito, che mi dà modo di illustrare i compiti che la Banca svolge a livello nazionale e internazionale, non sempre di immediata percezione e riconoscibilità da parte della pubblica opinione. Premetto che per più approfonditi dettagli rinvio alle pubblicazioni “La Banca d’Italia. Funzioni e obiettivi”, che è stata inviata a ciascun membro di questa Commissione, e alla “Relazione sulla gestione e sulle attività della Banca d’Italia”, che annualmente trasmettiamo al Parlamento in ossequio a un obbligo di legge.

Le funzioni della Banca d’Italia e la sua autonomia sono disciplinate dalla legge, incluse norme europee, e su esse non incide la struttura societaria di tipo privatistico che la contraddistingue sin dalle sue origini. Tanto i partecipanti al capitale quanto il Consiglio superiore, che esercita funzioni di controllo sull’andamento della gestione, non possono intervenire né intervengono in alcun modo sulle decisioni relative alle attività istituzionali, di competenza esclusiva del Governatore e del Direttorio.

Per effetto della riforma del 2013, il capitale (pari a 7,5 miliardi) è oggi detenuto da 173 partecipanti tra banche, assicurazioni, enti e istituti di previdenza, fondazioni di matrice bancaria e fondi pensione. È stato introdotto un limite al possesso individuale delle quote (portato al 5 per cento del capitale dall’iniziale 3), oltre il quale sono esclusi il diritto al dividendo e quello di voto. L’assegnazione del dividendo ai partecipanti è commisurata non all’utile dell’esercizio ma al solo capitale entro una misura massima del 6 per cento, che si ragguaglia quindi a 450 mln. Da alcuni anni i dividendi sono stati complessivamente pari a 340 mln ed è stata alimentata una posta speciale per la loro stabilizzazione che potrà raggiungere al massimo 450 mln. Al netto del dividendo corrisposto ai partecipanti, l’utile viene destinato al rafforzamento patrimoniale e per la parte rimanente allo Stato.

Questo assetto consente alla Banca di esercitare le proprie funzioni nel pieno rispetto dei principi di indipendenza istituzionale, funzionale e personale sanciti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea disponendo di risorse finanziarie adeguate. L’indipendenza non può prescindere dalla trasparenza e dall’accountability. Sentiamo come nostro dovere rendere costantemente conto del nostro operato al Parlamento e al Governo, non solo tramite i canali normativamente previsti come la Relazione sulla gestione e sull’attività dell’Istituto, ma anche tramite audizioni e in altre forme.

Non meno importante è dar conto della nostra attività al pubblico in generale, cosa che facciamo con la Relazione annuale e le Considerazioni finali del Governatore e con numerose altre pubblicazioni e interventi. Tutto ciò è disponibile nel nostro sito web, con il quale, insieme con altre forme di comunicazione, ci sforziamo altresì a spiegare motivazioni e finalità delle azioni che conduciamo. La Banca d’Italia concorre alle decisioni di politica monetaria dell’Eurosistema, assunte dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE), del quale il Governatore è membro, in attuazione del mandato statutario della Banca. Come è noto, l’obiettivo primario della politica monetaria è la stabilità dei prezzi; operativamente, il Consiglio ha precisato che esso si concretizza nel conseguimento di un tasso di inflazione del 2 per cento nel medio termine.

Per conseguire questo obiettivo scongiurando i rischi di deflazione allora prevalenti, negli anni passati la BCE ha messo in atto una politica monetaria eccezionalmente accomodante, abbassando i tassi ufficiali di interesse fino a livelli, negativi, senza precedenti, e attuando una straordinaria espansione monetaria; questa politica è stata ulteriormente adattata per fronteggiare le conseguenze straordinarie dell’emergenza pandemica. Dall’anno scorso i rischi relativi alla stabilità dei prezzi hanno mutato segno. La politica monetaria sta perciò venendo progressivamente riorientata per far fronte alle rinnovate pressioni inflazionistiche. Gli acquisti netti di titoli sono stati ridotti fino a interromperli completamente nello scorso mese di luglio e a prevedere, a partire da questo mese, il reinvestimento solo parziale di quelli in scadenza; i tassi ufficiali sono stati alzati a più riprese a partire dal 27 luglio 2022, fino all’ultimo aumento deciso qualche giorno fa.

La normalizzazione della politica monetaria viene accompagnata da misure intese a garantire il mantenimento della stabilità dei mercati. Per contrastare il riemergere di ingiustificate e disordinate frammentazioni nel mercato dei capitali lungo i confini nazionali è stato definito un nuovo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (Transmission Protection Instrument, TPI), che si aggiunge alla flessibilità prevista nel reinvestimento alla scadenza dei titoli acquistati in risposta all’emergenza pandemica.

La politica monetaria decisa collettivamente dal Consiglio direttivo della BCE viene poi attuata in concreto dalle banche centrali nazionali (BCN) dell’Eurosistema, nel nostro paese dalla Banca d’Italia. È il nostro Istituto che provvede di fatto alla conduzione quotidiana, sul mercato e nei rapporti con gli operatori, delle operazioni di rifinanziamento degli intermediari bancari, alla gestione delle connesse garanzie e agli acquisti di titoli nell’ambito dei vari programmi, con autonomia tecnica e operativa nell’ambito di criteri comuni. Tanto nella preparazione quanto nell’attuazione delle decisioni del Consiglio direttivo siamo continuamente impegnati nei lavori di numerosi Comitati, gruppi di lavoro e unità operative (o task forces).

Nell’ambito di una più generale revisione della strategia di politica monetaria, resa nota nel luglio del 2021, l’Eurosistema ha riconosciuto l’impatto dei rischi derivanti dal cambiamento climatico e avviato uno specifico piano d’azione per integrarli nell’assetto della politica monetaria. La Banca d’Italia aveva incorporato già due anni prima i cosiddetti fattori ESG (ambientali, sociali e di governo societario) nella gestione dei propri portafogli aventi finalità diverse dalla politica monetaria e nel 2021 ha pubblicato la Carta degli investimenti sostenibili, a cui ha fatto seguito lo scorso anno il primo Rapporto sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici. Un’altra attività chiave nell’ambito delle responsabilità sulla monetaè la stampa e la gestione della circolazione delle banconote in euro. Questa attività viene svolta congiuntamente con le altre BCN, nell’ambito di principi e regole comuni.

Ogni anno la BCE individua l’ammontare di biglietti necessari e assegna a ciascuna BCN una quota di produzione di banconote proporzionale alla propria partecipazione al capitale della BCE. Nel 2022 abbiamo stampato oltre 800 milioni di banconote nei tagli da 20 e 50 euro della seconda serie. Mentre altre BCN si affidano a produttori esterni, la Banca d’Italia provvede in proprio alla stampa delle banconote, un’attività manifatturiera di alta specializzazione e svolta in condizioni di alta sicurezza, per le caratteristiche tecniche avanzate della carta e della stampa, costantemente perfezioniate per garantire l’affidabilità della circolazione e combattere i tentativi di contraffazione; per approfondimenti si rinvia al sito della Banca: https://www.bancaditalia.it/ compiti/emissione-euro/index.html.

Insieme con un numero ristretto di altre BCN, la Banca d’Italia svolge un ruolo essenziale nell’offerta di servizi di pagamento in Europa, realizzando e gestendo le infrastrutture di pagamento all’ingrosso e al dettaglio, e quelle di regolamento delle transazioni in titoli (infrastrutture “Target”). È altresì impegnata nelle attività internazionali volte a introdurre significativi miglioramenti nel sistema dei pagamenti cross border.

Credo sia opportuno spendere qualche parola per chiarire il nostro ruolo in questo settore nevralgico del sistema finanziario, perché abbiamo la sensazione che non sia colto in tutta la sua importanza e delicatezza. I sistemi di pagamento all’ingrosso riguardano transazioni di importo generalmente elevato, realizzate dalle istituzioni finanziarie: dal trasferimento di fondi tra banche alle operazioni di politica monetaria. Quelli al dettaglio trattano pagamenti di importo contenuto, effettuati da persone, imprese e Pubblica Amministrazione. I sistemi di regolamento delle transazioni in titoli consentono di finalizzare lo scambio degli strumenti finanziari e del loro controvalore monetario tra gli operatori.

In tale quadro, la Banca d’Italia ha sviluppato e gestisce, con altre Banche centrali, i servizi TARGET per il regolamento dei pagamenti interbancari, delle operazioni di politica monetaria, delle transazioni in titoli e dei pagamenti istantanei. Complessivamente questi sistemi regolano quotidianamente oltre 2 milioni di operazioni per un ammontare pari a circa 3.500 miliardi di euro. Per i pagamenti istantanei la Banca ha assunto una funzione propulsiva, essendo stata incaricata dall’Eurosistema di svolgere il ruolo di service provider unico per lo sviluppo e la gestione della piattaforma (TIPS, che sta per TARGET Instant Payment Settlement) progettata per effettuare mediamente 500 pagamenti al secondo (ma capace di sostenerne fino a 2.000) equivalenti a 43 milioni di transazioni al giorno, disponibile 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno.

TIPS è in grado di regolare pagamenti senza limiti d’importo con le stesse modalità in ogni paese dell’area dell’euro. Le banche che aderiscono alla piattaforma possono così mettere a disposizione della clientela il servizio dei pagamenti istantanei a costi ridotti. Nello scorso fine settimana è stato completato, con il decisivo contributo della Banca d’Italia, il consolidamento dei servizi TARGET; la realizzazione del progetto, strategico per l’Eurosistema, consente di armonizzare sotto i profili tecnologico e funzionale le diverse componenti dei servizi (T2, T2S e TIPS) grazie anche a un unico canale di accesso.

L’avvento delle nuove tecnologie ha cambiato radicalmente l’ecosistema finanziario. Molte banche centrali hanno iniziato a esaminare la fattibilità dell’introduzione di una valuta digitale che possa affiancarsi al contante e rappresentare una soluzione efficiente e priva di rischi. Anche l’Eurosistema ha avviato nell’ottobre 2021 la fase di analisi del progetto per la realizzazione dell’euro digitale; questa fase si concluderà nel prossimo mese di ottobre quando il Consiglio direttivo della BCE deciderà se dare avvio alla fase realizzativa. Le attività di analisi procedono nei tempi stabiliti: sono già state definite molte delle funzionalità dell’euro digitale, realizzati i prototipi ed effettuata una ricerca di mercato per la selezione dei fornitori, in stretta cooperazione con le autorità europee e con il mercato. La Banca d’Italia contribuisce alla definizione delle caratteristiche tecniche da adottare, nel caso in cui si decida di passare alla fase realizzativa del progetto.

Ora esiste in Europa un’area unica dei pagamenti (Single Euro Payments Area, SEPA) che ha armonizzato i pagamenti nazionali e quelli effettuati tra i paesi dell’area dell’euro. All’interno della SEPA alcune tipologie di pagamenti in euro con strumenti quali bonifici e addebiti diretti sono eseguite secondo standard comuni che consentono guadagni di efficienza che vanno a vantaggio della clientela in termini di costi ridotti e maggiore sicurezza antifrode. A livello nazionale, la Banca d’Italia gestisce due sistemi di pagamento al dettaglio: il sistema BI-Comp e il Centro applicativo della Banca d’Italia (CABI). Il primo tratta le operazioni effettuate sia con strumenti nazionali (ad esempio, bancomat e assegni) sia con strumenti armonizzati secondo gli standard SEPA (quali bonifici ordinari e istantanei); nel secondo transitano le operazioni di pertinenza della Pubblica Amministrazione, come il pagamento di stipendi e pensioni.

In qualità di autorità di supervisione sui mercati e di sorveglianza sul sistema dei pagamenti la Banca d’Italia vigila sulle infrastrutture del sistema finanziario italiano – quali Monte Titoli e Cassa di compensazione e garanzia – e sui mercati, nonché su sistemi, servizi e strumenti di pagamento. I poteri di supervisione sulle infrastrutture di mercato sono ripartiti tra la Banca, responsabile della stabilità e del contenimento dei rischi, e la Consob, competente per la trasparenza e la tutela degli investitori. La Banca d’Italia concorre alla definizione delle linee di indirizzo e degli standard di sorveglianza per i mercati finanziari e per le loro infrastrutture partecipando al Comitato sui sistemi di pagamento e sulle infrastrutture dei mercati della Banca dei Regolamenti Internazionali e al gruppo congiunto Comitato-IOSCO; è presente, inoltre, nel Comitato europeo per il rischio sistemico per le decisioni in materia di controparti centrali.

La sorveglianza si estende ai fornitori di servizi critici, strumentali, tecnologici o di rete. Fra i nostri obiettivi prioritari vi è quello di assicurare la continuità operativa delle infrastrutture e degli operatori del sistema in presenza di crescenti rischi, principalmente cibernetici. In questo ambito – e tenendo conto delle responsabilità che ci competono per la gestione dei compiti di sorveglianza sul sistema dei pagamenti, vigilanza prudenziale, tutela della clientela – collaboriamo con il Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) e con la Consob per la definizione a livello europeo e l’attuazione a livello nazionale delle regole concernenti l’emissione e la circolazione delle cripto-attività.

La Banca d’Italia presiede il Comitato per la continuità di servizio della piazza finanziaria italiana (Codise) con la Consob e gli operatori nazionali rilevanti sul piano sistemico. Per il rischio cibernetico, oltre che con il MEF, la Banca collabora con l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e gli organismi di polizia; presiede, con l’ABI, il Computer Emergency Response Team (CERTFin), organismo costituito allo scopo di facilitare lo scambio informativo, accrescere la consapevolezza sui rischi emergenti e fornire supporto strategico e operativo in caso di attacchi e incidenti informatici. La Banca contribuisce inoltre alla definizione delle strategie internazionali ed europee per la sicurezza cibernetica del settore finanziario (in ambito G7 ed Eurosistema) e partecipa allo European Cyber Resilience Board, forum di cooperazione istituito per rafforzare la resilienza di mercato delle infrastrutture di mercato europee.

Nell’esercizio dei compiti di sorveglianza monitoriamo il regolare funzionamento dei circuiti e dei servizi di pagamento offerti alla clientela promuovendone l’efficienza e la sicurezza; dedichiamo particolare attenzione alle misure in grado di ridurre l’incidenza delle frodi nell’utilizzo degli strumenti di pagamento al fine di aumentare il grado di fiducia nel loro utilizzo e favorire il ricorso a soluzioni digitali. L’Istituto promuove l’innovazione tecnologica, sia attraverso le infrastrutture di regolamento che gestisce direttamente, sia dialogando con i fornitori di servizi finanziari, di pagamento e tecnologici in specifiche sedi di collaborazione (in particolare, il Comitato Pagamenti Italia, CPI); a queste si aggiungono i “facilitatori di innovazione”: il Canale FinTech, il centro di innovazione Milano Hub e la sandbox regolamentare.

Il Canale FinTech, costituito nel 2017, è uno spazio dedicato mediante il quale le imprese possono contattare la Banca d’Italia per un confronto su progetti innovativi nel settore finanziario. Il centro di innovazione Milano Hub, realizzato nel 2021, rappresenta il luogo, fisico e virtuale, nel quale la Banca d’Italia sostiene lo sviluppo di specifici progetti ad alto contenuto innovativo e tecnologico selezionati tramite una gara pubblica. Nello stesso anno, sotto il coordinamento del MEF, è stata avviata anche la sandbox regolamentare, un ambiente controllato dove intermediari e operatori del Fintech possono testare soluzioni tecnologicamente innovative con l’assistenza delle autorità di settore.

Alla Banca d’Italia è affidato il compito di vigilare sulle banche e sugli intermediari finanziari. Gli obiettivi della vigilanza sono definiti dal Testo unico bancario (TUB) e attengono alla salvaguardia della sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all’efficienza e alla competitività del sistema finanziario e all’osservanza delle norme. L’attività di vigilanza si fonda sulla definizione dell’impianto normativo, al quale la Banca partecipa attivamente a livello nazionale, europeo e mondiale.

Il Parlamento europeo e il Consiglio della Unione europea (UE) approvano norme direttamente applicabili o direttive da recepire. Le norme tecniche sui profili più specialistici sono emanate dalla Commissione europea su proposta dell’Autorità bancaria europea (European Banking Authority, EBA). Le regole a livello internazionale sono definite nel Consiglio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Board, FSB), nel Comitato di Basilea (Basel Committee on Banking Supervision, BCBS), nel Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI). In tutti questi organismi la Banca è attiva, contribuisce alla definizione degli standard internazionali e a quella delle regole europee, tenendo presenti le condizioni specifiche del mercato italiano.

I poteri di vigilanza sulle banche sono esercitati nei limiti e con le modalità stabilite dalle disposizioni del Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism, SSM). L’SSM è un sistema comune fra i paesi dell’euro, nel quale le decisioni più rilevanti sono assunte dal Consiglio direttivo della BCE su proposta del Consiglio di vigilanza (Supervisory Board); la Banca d’Italia è parte integrante del processo decisionale del Supervisory Board, di cui fa parte un membro del Direttorio.

Con l’SSM l’Istituto, nell’ambito del Consiglio di vigilanza, contribuisce all’esercizio dei poteri di supervisione su tutte le banche dell’area dell’euro. Nell’SSM i gruppi bancari e i singoli istituti non appartenenti a gruppi sono classificati come “significativi” o “meno significativi” sulla base della loro dimensione assoluta (valore dell’attivo) o relativa (rilievo nel sistema creditizio nazionale). Riguardo ai gruppi “significativi”, la responsabilità della vigilanza diretta è attribuita alla BCE, che fa largo affidamento sulle risorse delle autorità nazionali. La vigilanza sulle nostre banche significative è infatti condotta da gruppi di vigilanza congiunti (Joint Supervisory Team, JST), ciascuno dei quali è guidato da un coordinatore della BCE coadiuvato da un coordinatore locale espresso dal nostro Istituto.

Le banche italiane “meno significative” sono invece vigilate direttamente dalla Banca d’Italia, con il coordinamento della BCE e seguendo linee guida e orientamenti decisi collettivamente nell’ambito dell’SSM. L’intensità dell’azione di vigilanza e della cooperazione con la BCE è graduata in base all’impatto che l’eventuale crisi di una di queste banche avrebbe sul sistema finanziario nazionale.

Oltre alle banche, la Banca d’Italia effettua la supervisione su molti altri soggetti operanti nel settore finanziario: intermediari finanziari non bancari, istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, società d’intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio e organismi di investimento collettivo del risparmio.

La vigilanza svolta su tali soggetti riguarda il contenimento del rischio, la stabilità patrimoniale e la sana e prudente gestione degli intermediari e si avvale di poteri analoghi a quelli previsti per le banche. Le modalità concrete di supervisione variano a seconda del tipo di attività e dei rischi assunti. L’attività di vigilanza sulle banche e sugli altri intermediari viene esercitata sia a distanza, sia con ispezioni presso gli intermediari bancari e finanziari. La supervisione a distanza segue in modo costante la situazione dei soggetti vigilati, con l’obiettivo di rilevare tempestivamente problemi e richiedere interventi correttivi; attraverso ricorrenti incontri con gli esponenti aziendali vengono acquisiti aggiornamenti o approfonditi aspetti critici emersi dall’analisi a distanza.

Per quanto riguarda l’attività a distanza, la Banca d’Italia oltre a esercitare direttamente le proprie responsabilità di vigilanza sulle banche “meno significative” e sugli istituti diversi dalle banche, lavora nell’ambito dei JST soprattutto con riferimento a quelli relativi a banche italiane e a quelle estere con operatività nel nostro Paese. Partecipa inoltre in modo rilevante con propri esperti ai gruppi di lavoro che contribuiscono alla definizione di standard e metodologie di vigilanza comuni, promuovono il coordinamento fra autorità nazionali e BCE e predispongono le linee guida per le banche.

Quanto agli accertamenti ispettivi, pur se la responsabilità primaria delle ispezioni sulle banche “significative” italiane è in capo all’SSM, i gruppi ispettivi sono di norma diretti e spesso totalmente composti da personale della Banca d’Italia; viene anche promossa la costituzione di gruppi misti, con personale proveniente da diverse autorità, per favorire l’omogeneità delle prassi ispettive e la creazione di una cultura comune in ambito SSM. L’Istituto è direttamente responsabile dell’attività ispettiva nei confronti delle banche meno significative e degli intermediari non bancari, sia per i profili di pianificazione sia per la conduzione degli accessi. Nel complesso, la Banca svolge funzioni di vigilanza, direttamente o in quanto parte dell’SSM, su oltre 1.000 soggetti operanti in Italia, molto diversi per dimensione, operatività, forma giuridica, e quindi con diversa graduazione dei controlli.

In particolare, alla fine del 2022 erano 12 i gruppi bancari significativi italiani; i gruppi significativi di altri paesi dell’area operanti in Italia erano 8. Per quanto concerne le banche meno significative operanti in Italia, si tratta di 35 gruppi bancari e 122 banche non appartenenti a gruppi (di cui 3 filiazioni italiane di banche estere, 3 succursali di paesi non partecipanti all’SSM e 8 succursali extracomunitarie). Alla fine del 2022 erano iscritti nei relativi albi: 174 SGR, 61 Sicaf, 62 imprese di investimento (di cui 52 SIM italiane, 8 extra UE e 2 imprese di investimento di classe 1 autorizzate in altri stati UE con succursale in Italia che soddisfano i requisiti previsti dall’articolo 4, paragrafo 1, punto 1) lettera b), del Regolamento UE/2013/575), 9 gruppi di SIM, 195 intermediari finanziari (ex art. 106 TUB), 50 IP, 10 Imel.

La supervisione bancaria è ora fortemente integrata con quella assicurativa, presidiata dall’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (Ivass): il Direttorio della Banca d’Italia, con l’aggiunta di due ulteriori membri appartenenti al Consiglio dell’Ivass, ne assume le decisioni di rilevanza esterna; la Banca presta inoltre un costante apporto di risorse umane e informatiche all’Ivass. La vigilanza può ridurre ma non può eliminare il rischio di crisi di un intermediario. Allo scopo di limitare l’impatto di eventuali situazioni di dissesto intervengono le autorità di risoluzione adottando le opportune iniziative e ove necessario disponendo l’uscita ordinata dell’intermediario dal mercato. Nel 2015 è stato costituito il Meccanismo di sorveglianza unico (Single Resolution Mechanism, SRM) per le crisi delle banche significative, composto dalle Autorità nazionali e dal Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board, SRB), nel quale la Banca d’Italia siede in qualità di Autorità nazionale di risoluzione.

Essa è direttamente responsabile della gestione delle crisi delle banche meno significative operanti in Italia e degli intermediari non bancari soggetti alla sua supervisione; per tali compiti è stata costituita l’Unità di risoluzione e gestione delle crisi, autonoma rispetto alla Vigilanza e posta alle dirette dipendenze del Direttorio. Complementare all’attività di vigilanza è quella svolta per la tutela dei clienti del sistema finanziario in quanto parte più debole nella relazione con gli intermediari, attraverso controlli a distanza e ispezioni, nonché un’azione correttiva e di indirizzo nei confronti di singoli intermediari; la finalità è di promuovere relazioni corrette e trasparenti tra intermediari e clienti, affinché questi ultimi possano compiere scelte consapevoli.

Tali funzioni sono integrate dall’offerta di strumenti di protezione individuale, attivabili direttamente da cittadini e imprese per far valere i propri diritti. In primo luogo, la Banca sostiene con le proprie risorse il funzionamento dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), cui si può ricorrere, in alternativa alla giustizia civile. In secondo luogo, la Banca può ricevere segnalazioni dirette tramite gli esposti, che se del caso utilizza per sollecitare l’intermediario a prendere in esame quanto indicato dal cliente, agevolando la risoluzione delle controversie. Nel 2022 i collegi dell’ABF hanno assunto circa 17.300 decisioni, oltre metà delle quali è stata favorevole ai ricorrenti. Promuoviamo inoltre iniziative di educazione finanziaria nelle scuole, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del merito (MIM), e rivolgiamo al pubblico adulto programmi formativi su temi di attualità e su prodotti bancari e finanziari ad ampia diffusione.

Il rallentamento, attuale e prospettico, dell’attività economica globale comporta un aumento dei rischi per la stabilità del sistema finanziario. Per tutelarla, all’esercizio dei poteri di vigilanza microprudenziale si aggiungono le politiche macroprudenziali per l’identificazione e il governo dei rischi sistemici. In qualità di Autorità designata per attivare politiche macroprudenziali per la salvaguardia della stabilità del sistema finanziario, la Banca utilizza un sistema di indicatori quantitativi, tra cui l’andamento del credito, lo scostamento dalla tendenza di lungo periodo del rapporto tra credito e PIL, i tassi di disoccupazione e di inflazione.

Gli strumenti di vigilanza macroprudenziale consentono di imporre alle banche una riserva di capitale anticiclica e requisiti patrimoniali aggiuntivi, nonché di prevedere riserve di capitale per le istituzioni creditizie di rilevanza sistemica a livello globale o nazionale oltre che, per le banche rilevanti, una riserva di capitale per il rischio sistemico. In materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo alla Banca d’Italia è demandata la verifica del rispetto delle norme da parte degli intermediari, con controlli documentali e ispettivi.

Per rendere più efficace questa azione, lo scorso anno è stata costituita l’Unità di Supervisione e normativa antiriciclaggio, che ha il compito di verificare il rispetto degli obblighi antiriciclaggio da parte degli intermediari bancari e finanziari, esercitando i poteri normativi, di controllo e sanzionatori che spettano alla Banca d’Italia. Essa garantisce una migliore integrazione con il sistema europeo, anche in vista della costituzione di un’Autorità a livello europeo cui verranno attribuite le competenze attuali dell’EBA. La nuova Struttura si affianca all’Unità di informazione finanziaria (UIF), alla quale la normativa nazionale assegna la ricezione e l’analisi finanziaria delle segnalazioni riguardanti ipotesi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo provenienti dai soggetti obbligati alla collaborazione, in vista della trasmissione agli organi competenti per l’eventuale seguito investigativo e giudiziario.

La Banca d’Italia garantisce l’autonomia e l’indipendenza della UIF disciplinandone con regolamento l’organizzazione e il funzionamento e fornisce il necessario supporto in termini di risorse. Il Direttore UIF è nominato dal Direttorio della Banca, su proposta del Governatore. La Banca d’Italia è altresì il Tesoriere dello Stato. Eseguiamo i pagamenti e gli incassi per le Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato e per altri enti pubblici; il regolamento avviene attraverso il conto disponibilità del Tesoro aperto presso la Banca, tenuto nel rispetto della normativa comunitaria che vieta alle banche centrali degli Stati membri di concedere finanziamenti al Tesoro. La Banca d’Italia elabora e aggiorna quotidianamente le previsioni delle esigenze di finanziamento del Tesoro su un orizzonte temporale di sei mesi, fornendo supporto al MEF nell’analisi e nella gestione del fabbisogno del settore statale.

Collaboriamo anche nella gestione del debito pubblico: eseguiamo le operazioni di collocamento, acquisto e concambio dei titoli di Stato; curiamo i pagamenti delle cedole e il rimborso del capitale; offriamo consulenza nella definizione della politica di emissione. Tradizionale punto di forza della Banca e fondamento della sua azione istituzionale è l’attività di ricerca e di analisi. L’Istituto valuta l’evoluzione della congiuntura italiana e dell’area dell’euro e partecipa alle analisi macroeconomiche dell’Eurosistema. Queste analisi concorrono a delineare il quadro di riferimento per le decisioni della BCE, oltre a fornire informazioni per gli analisti economici e finanziari e, in generale, per il dibattito di politica economica in Italia.

Le linee di ricerca rispondono alla duplice esigenza di comprendere le sfaccettature dei temi del momento e di contribuire al disegno e alla valutazione degli strumenti di politica economica. Negli ultimi anni, per esempio, le ricerche si sono concentrate, dapprima, sull’identificazione dei rischi di deflazione nell’area dell’euro e sul meccanismo di trasmissione e sull’efficacia delle politiche monetarie non convenzionali, poi sugli strumenti di politica economica volti a fronteggiare gli effetti della crisi innescata dalla pandemia e, infine, sugli effetti del recente eccezionale aumento dell’inflazione e sui rischi che le aspettative di inflazione superino sistematicamente l’obiettivo di stabilità dei prezzi della BCE (“disancoraggio”) e che si inneschi una spirale tra prezzi e salari.

Non meno rilevante è l’analisi sulle caratteristiche e prospettive strutturali dell’economia italiana, sulla solidità del suo sistema produttivo e sulle condizioni economiche e finanziarie delle famiglie. Rientrano in quest’ambito sia temi contingenti, come l’analisi sulla progressiva realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del suo impatto sull’economia italiana, sia temi di più lungo respiro, come l’esame dei divari territoriali, economici e sociali che storicamente caratterizzano il nostro paese.

Crescente è l’interesse di ricerca per i cambiamenti climatici e lo sviluppo delle tecnologie digitali per valutarne le conseguenze sull’economia, i rischi e le politiche necessarie ad affrontarli. Le nostre ricerche si fondano su un vasto patrimonio di dati. Contribuiamo alla compilazione delle statistichedell’area dell’euro, prodotte secondo definizioni e metodi stabiliti dalle prassi e dalle norme concordate nell’ambito del SEBC, oltre che del Sistema statistico europeo (SSE), e in linea con gli standard internazionali elaborati dal Fondo monetario internazionale e dalle Nazioni Unite.

Sono in atto un cambio di paradigma nella produzione statistica e un’integrazione a livello europeo; la Banca svolge un ruolo di rilievo nei progetti avviati dall’Eurosistema che produrranno nei prossimi anni un cambiamento radicale nell’assetto delle statistiche bancarie europee, come il progetto Integrated Reporting Framework (IReF), volto a realizzare un modello integrato di raccolta dei dati bancari a livello europeo, e il progetto Banks’ Integrated Reporting Dictionary (BIRD), che introduce standard comuni per la produzione delle statistiche di supervisione e di risoluzione europee. Questi standard riprendono in parti essenziali i concetti su cui si è tradizionalmente basata l’attività statistica della Banca d’Italia, incentrata sulla piena integrazione dei dati richiesti a varie finalità (monetarie, prudenziali, informative) per accrescerne l’efficienza e la qualità.

Un’altra linea di produzione statistica è più indirizzata dalle esigenze di ricerca e rileva i comportamenti e le aspettative degli operatori economici; le indagini sulle famiglie e le imprese non finanziarie condotte dalla Banca permettono di disporre di informazioni tempestive per l’analisi del ciclo economico e delle questioni strutturali dell’economica italiana. Chiudo con un cenno alla dimensione aziendale della Banca. Dal punto di vista strutturale, l’Istituto è articolato nell’Amministrazione Centrale e nelle Filiali: la prima è per lo più composta da Dipartimenti formati da Servizi, ciascuno responsabile di un insieme di attività omogenee; la rete territoriale si snoda su 38 Filiali presenti in tutte le regioni. A livello internazionale abbiamo tre uffici a Londra, New York e Tokio e siamo presenti con 13 addetti finanziari nelle principali Rappresentanze diplomatiche del nostro paese.

L’organico a fine 2022 era pari a 6.840 addetti; di questi circa 130 sono distaccati presso la BCE e oltre 180 presso altri enti e organismi nazionali e internazionali. Negli ultimi 10 anni la compagine si è ridotta del 3,2 per cento e i costi operativi totali sono diminuiti del 4,5 per cento in termini reali; l’espansione delle responsabilità e dei volumi operativi sulle funzioni istituzionali è stata affiancata da recuperi di efficienza grazie alla digitalizzazione degli scambi informativi e delle procedure e alla semplificazione dei processi di lavoro. La razionalizzazione, oltre che nella rete territoriale, è stata intensa nelle funzioni di supporto, il cui peso sul totale delle risorse impiegate si è ridotto dal 40 a meno del 30 per cento».

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