“Dunque, nei giorni scorsi si è saputo che, ai diplomatici e ai funzionari governativi americani che lavorano in Cina, Washington ha vietato di avere relazioni amorose e sessuali con donne e uomini cinesi”.
Danilo Taino sul Corriere della Sera parla di politiche speculari riferendosi al “Decoupling intimo: il disaccoppiamento di cui si parla da tempo non riguarda più solo semiconduttori e dazi, ora azzera le cene romantiche, arriva in camera da letto”.
“Un divieto tanto doloroso non era più in vigore dai tempi della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. La sfida con l’impero sovietico gli Stati Uniti la vinsero, non importa quante ragazze il Kgb avesse mobilitato; quella con la Cina per ora l’hanno persa. Non per propensioni romantiche, per inconsistenza, nel senso che l’America non è più l’America che ha ammaliato il mondo e minato l’impero di Mosca: nelle sue politiche, somiglia sempre più proprio alla Cina, persino quando impone divieti ai diplomatici. Per rispondere alla potenza emergente che la sfida, la copia”.
“La politica dei dazi di Trump – sottolinea l’editorialista – è questo: abbandono del libero mercato che ha fatto grandi gli Stati Uniti per prendere la strada del mercantilismo, la stessa che Pechino percorre da decenni: protezione del mercato interno e muscoli sui mercati esteri America con caratteristiche cinesi”.
“Un dilemma per l’Europa: adeguarsi o cercare di essere un polo di libero mercato? A questo mondo a egemonia cinese nel confronto economico, Donald Trump risponde ora portando all’estremo protezionismo e statalismo”.
“L’obiettivo dichiarato di Pechino è da un decennio quello «revisionista», cioè mettere fine al modello liberale occidentale e sostituirlo con il proprio. Trump esaudisce il desiderio di Xi: diventa il maggiore revisionista sulla piazza e fa suo il modello illiberale cinese. Si dice che, in questo scontro, l’Europa rimarrà schiacciata”.
“Se seguisse le stesse politiche di Pechino e Washington—dazi e limitazione delle libertà di mercato—finirebbe probabilmente così. La grande domanda è se potrà invece presentarsi come un polo di apertura e di libera iniziativa, sviluppando rapporti commerciali nel mondo e facendo le riforme e la deregulation delle quali parla da anni. Non è facile pensare che ci riesca. Ma – conclude – forse ha poche alternative”.








