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Via libera alla Nadef: Pil 2024 a 1,2%, deficit sale a 4,3% | Lo scenario

Via libera del Consiglio dei ministri alla Nadef.

La situazione nella quale il governo si troverà a dover scrivere la prossima legge di bilancio “non è semplice”.

Il quadro macroeconomico delineato dalla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza è lì a certificarlo e, se non bastasse, lo spread è in risalita attorno a quota 193 punti base.

La manovra che si attende, da 30 miliardi, dovrà in buona parte fare leva sul deficit.

Ma nel quadro pluriennale, scrive MF-Milano Finanza, troveranno spazio anche privatizzazioni per circa l’1% del pil.

Tempi e modi, a partire dall’uscita da B.Mps che sarà “leva per costruire un polo bancario forte” verranno “comunicati dal Mef, evitando forme di speculazione che abbiamo visto in questi giorni, non abbiamo necessità di fare cassa”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Dalla spending review dovrebbero invece arrivare 2 miliardi.

A pesare sugli spazi a disposizione per le politiche economiche è in parte l’impatto delle scelte monetaria restrittiva messa in campo dalla Bce, l’aumento dei tassi d’interesse sottrae risorse dell’ordine di 14-15 miliardi.

La Nadef ha poi dovuto tenere conto delle revisioni al ribasso sulle previsioni italiane arrivate da un po’ tutte le organizzazioni internazionali.

Quest’anno la crescita del pil si fermerà allo 0,8% e non all’1%.

Nel 2024 si stima un’espansione dell’1,2% con il contributo dei provvedimenti in manovra (dall’1,5% previsto in primavera), mentre il rapporto debito-pil sarà al 140,1%, dal 141,7% del 2022 per arrivare al traguardo del 139,6% nel 2026.

Un andamento del calo del fardello che grava sui conti pubblici, rallentato dall’effetto del Superbonus.

Nel 2024 l’indebitamento programmatico, che tiene conto dell’effetto delle misure della legge di bilancio, schizzerà al 4,3% dal 3,6% tendenziale.

Ciò vuol dire sforare di circa 14 miliardi.

“In Europa capiranno”, ha detto Giorgetti.

Il livello è infatti oltre il 3% previsto dalle regole di bilancio europee, che il prossimo anno, se non sarà trovato un accordo sulla riforma, torneranno in vigore.

Mentre per il 2023 la contabilizzazione del Superbonus porta il rapporto deficit-pil al 5,3% dal 5,2% tendenziale.

Riguardo alle proiezioni per il 2025 e il 2026 il documento prevede rispettivamente il 3,4% e il 3,1%, con proiezione programmatica rispettivamente al 3,6% e al 2,9%.

Completa il quadro dei conti il dato sul tasso di disoccupazione, atteso nel 2024 al 7,3%.

Le risorse serviranno a confermare il taglio del cuneo fiscale anche per il prossimo anno.

Per il governo presieduto da Giorgia Meloni si tratta della priorità tra le priorità.

Da mesi la premier e i suoi ministri ripetono di voler tutelare le famiglie dal caro-vita.

Altre misure riguarderanno gli interventi a favore delle famiglie con figli e l’attuazione della prima fase della riforma fiscale, a partire dagli scaglioni più bassi per la riforma dell’Irpef.

Nelle pieghe della Nadef anche i rinnovi contrattuali del pubblico impiego, in particolare quelli della sanità.

Nel frattempo, con il nuovo decreto Proroghe è stato estesa al 31 dicembre l’agevolazione per l’acquisto della prima casa riservata agli under 36.

“Stiamo lavorando per scrivere una manovra economica all’insegna della serietà e del buon senso”, ha commentato Meloni su Facebook.

Nella conferenza stampa per presentare la Nadef ha trovato spazio anche una domanda sul ddl Capitali.

Come anticipato dal giornale, si attende la nuova versione dell’emendamento dei relatori, frutto della mediazione in Parlamento.

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