Sembra passato un anno da quando ci sono stati i primi assalti ai negozi. Invece sono passati poco più di due mesi durante i quali è cambiato tutto.
Il settore del retail ha la chiara percezione di quanto sta avvenendo.
Del resto basta guardare gli scontrini, gli scaffali e i magazzini per sapere come stanno le persone.
Chi sta al banco certe cose le capisce da quanto sottile i clienti vogliono la mortadella, da quali prodotti vanno di più e tanti altri dettagli.
In questi due mesi la grande distribuzione è stata in prima linea.
Ha sfidato la paura rimanendo aperti, riempiendo gli scaffali, ascoltando le esigenze dei clienti, reggendo l’assalto sconsiderato degli accaparratori e le male parole dei catastrofisti.
È una bella responsabilità tirare su la saracinesca, verso sé stessi e verso gli altri.
Il settore si è assunto questo impegno senza mai rinnegarlo.
Si è continuato a lavorare senza sosta con i fornitori, in buona parte italiani, contribuendo a tenere in piedi le filiere e una fetta della nostra economia.
Ora che siamo nella “Fase 2”, se si cerca un modo per far ripartire il nostro Paese, basta guardare gli scaffali dei supermercati e ripercorrere all’indietro il viaggio delle merci.
Logistica, trasporti, confezionamento, trasformazione, agricoltura. E tanti altri settori che sicuramente ho scordato. È pieno di gente che non si è potuta chiudere in casa, gente imprescindibile.
Anche servire al banco, di questi tempi, salva delle vite.
Forse è per questo che queste persone hanno tirato dritto con senso del dovere, ordine, abnegazione.
Un piccolo esercito che diamo per scontato, che non combatte guerre ma le vince sul campo.
Quello che coltiva, che non ha armi ma senso di responsabilità.
Un mondo che ora andrebbe premiato investendo su di lui, su quelle infrastrutture su cui non può contare, su tutti i limiti che da anni io e tanti altri ricordiamo di continuo.
Perché oggi, con tutto quello che è capitato in due mesi, gli scaffali sono sempre pieni.
Le filiere hanno garantito continuità e qualità di prodotto perché hanno capito prima di tutti che non si curano le malattie diminuendo la qualità della pagnotta.
Se vogliamo tornare a costruire fiducia, iniziamo col darla anche alle filiere agroalimentari italiane.
La fiducia è il più grande investimento a fondo perduto che si possa fare, soprattutto quando c’è il senso di responsabilità a garantirlo.
Poi c’è anche il denaro che sarà sicuramente necessario.
Ma non si dà denaro a chi non ha fiducia e non è responsabile. Quindi tutto torna.








