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Vi spiego le strategie divergenti di Schlein e Meloni | L’analisi di Stefano Folli 

Il giornalista Stefano Folli ha voluto fare il punto sulle strategie divergenti di Schlein e Meloni. «Con Elly Schlein la formula del cosiddetto “campo largo” esce dal cassetto, ma in un senso diverso», scrive l’editorialista su Repubblica. «Il “campo largo” adesso è la piazza di Firenze, è l’abbraccio tra la neosegretaria e Conte, è la soddisfazione di Fratoianni. In altre parole è la volontà di restituire l’orgoglio alla sinistra. Non c’è al momento un progetto ben definito per l’Italia di oggi e di domani, tantomeno un’idea realmente riformista».

«Peraltro, il ritorno alle battaglie progressiste è tutto da verificare nei fatti. Pd e 5S si dicono pronti a riproporre il tema storico del salario minimo, ma già sulla questione del termovalorizzatore di Roma — tutt’altro che secondaria nel suo simbolismo — cala la nebbia: contrario Conte, molto vaga Elly Schlein. Si vedrà. Il rischio è che una certa radicalizzazione dei toni, unita a un’ulteriore torsione populista dei programmi, finisca per spingere l’intesa a sinistra verso posizioni tanto vibranti nelle dichiarazioni di principio quanto povere di effetti pratici».

«È ovvio» spiega Folli «che una radicalizzazione di Fratelli d’Italia e magari dell’alleato leghista servirebbe a giustificare e motivare la nuova intesa a sinistra. Una polarizzazione sinistra-destra, come dicono i politologi, taglierebbe fuori tutte le forze intermedie e darebbe luogo a uno scontro forse definitivo. Ma è a questo che si prepara Giorgia Meloni? C’è da dubitarne. Specie dopo il dramma di Cutro, sembra che la strategia della premier vada in una direzione diversa.

«I toni verso l’Unione sono più concilianti e viceversa, come testimonia la lettera ricevuta da Ursula von der Leyen. La ricerca di un’intesa con il Ppe è un altro indizio impensabile ancora sei mesi fa. Idem per quanto riguarda la linea istituzionale, il rapporto di grande rispetto verso il Quirinale; e così via. La sinistra dovrebbe temere l’insidia. Una destra che avvolge le sue politiche in un involucro moderato, nel momento in cui l’ex “campo largo” tende invece a radicalizzarsi» conclude Folli «può risultare convincente per la platea degli indecisi. Quelli che spesso decidono le elezioni».

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