Nell’anno più difficile per il trasporto aereo, affossato dalle restrizioni ai voli per il Covid, il sistema aeroportuale italiano si avvia a chiudere il 2020 con un calo del traffico di circa il 75%. Tradotto, non più di 53 milioni di passeggeri, ovvero poco più di un quarto dei livelli del 2019. La stima è di Assaeroporti, che teme il rischio di ricadute sull’occupazione. L’associazione chiede che il settore venga aiutato a “resistere”, e che si cominci a pensare fin da ora a misure perché possa trovarsi pronto nel momento in cui potrà ripartire.
Gli ultimi numeri ufficiali pubblicati da Assaeroporti, relativi a novembre, «sono preoccupanti», spiega in un’intervista all’Ansa il Direttore Generale di Assaeroporti Valentina Lener. C’è stato un calo del 90% dei passeggeri rispetto all’anno precedente, con una perdita di 130 milioni di viaggiatori tra marzo e novembre. Le ultime stime di dicembre confermano il trend: -90% nelle prime due settimane e -80% nella terza, grazie soprattutto alla concentrazione dei viaggi prima del lockdown.
«Bene che andrà, su tutto l’anno registreremo un -75/-73%», osserva Lener. «Quindi il 2020 si chiuderà con non più di 53 milioni di passeggeri, poco più di un quarto del traffico del 2019». A preoccupare di più sono le possibili ripercussioni sull’occupazione. Finora, i lavoratori sono stati protetti dagli ammortizzatori sociali, con la CIG straordinaria che coprirà fino a marzo 2021. Tuttavia, «serve uno strumento flessibile e di lunga durata, perché come settore non ci possiamo permettere una CIG spezzettata», avverte Lener, evidenziando l’urgenza di prorogare di altri 12 mesi la CIG. Un’altra misura necessaria «per la sopravvivenza» su cui insiste l’associazione è poi il Fondo per i gestori. Previsto da un emendamento alla manovra con risorse per 500 milioni costituisce, sottolinea Lener, una «boccata d’ossigeno fondamentale».
Ma saranno necessarie anche altre «misure per la ripartenza», a cominciare da «un quadro europeo di regole uniformi» sulla gestione del trasporto aereo in questa fase di pandemia. «Per il futuro c’è poi da prevedere la sostituzione delle quarantene all’arrivo con il tampone, passo in avanti fondamentale per sostenere la ripresa del turismo», suggerisce Lener.
Il Direttore Generale si sofferma inoltre sulla necessità di «aiuti di Stato ulteriori legati alla ripresa della connettività aerea», fortemente ridotta durante la pandemia, con gli indici di connettività calati ancor più dei passeggeri. Un tema di cui bisognerà tenere conto anche nel prossimo Piano nazionale degli aeroporti, chiosa, «perché elemento assolutamente strategico per lo sviluppo economico e sociale del Paese».
Nonostante i dati siano «drammatici», tuttavia il sistema aeroportuale «si riprenderà», assicura la manager, spiegando che il settore è un po’ «come un termometro»: «molto sensibile rispetto all’evoluzione epidemiologica ma anche estremamente resiliente». «Il 12 aprile abbiamo toccato un -99,7% per raggiungere l’11 agosto un -59,5% e ritrovarci di nuovo a dicembre in una situazione altamente critica». Ora nel 2021 «comincerà a riprendersi, anche se lentamente». E se l’ultimo blocco dei voli, con la nuova variante del virus, ha dato «un’ulteriore frenata», non dovrebbe comunque «avere un impatto sul consuntivo annuale, dal momento che eravamo già al -90%».
Molto comunque dipende da come evolveranno i prossimi mesi. «Guardando al futuro, le stime di Eurocontrol alle quali ci rifacciamo, individuano diversi scenari: in quello più positivo, con un’immediata efficacia dei vaccini, si prevede il ritorno ai volumi di traffico del 2019 non prima del 2024», spiega Lener. Ma in quello peggiore, avverte, «questa data è addirittura spostata al 2029».








