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Tutte le difficoltà del centrosinistra | L’analisi di Stefano Folli

“Quando si tratta di raccogliere voti, la rete di Matteo Renzi è ormai quasi vuota, come dimostra il risultato delle Marche. Ma quando c’è da affidarsi all’istinto e cogliere il punto politico, l’uomo ritrova la sua rapidità di riflessi”.

Lo scrive Stefano Folli su Repubblica sottolineando che “non è tempo di resa di conti nel Pd”: “All’indomani della disastrosa campagna marchigiana, l’ex premier ha capito in fretta che non è questa l’ora adatta per aprire un conflitto con Elly Schlein. Le ragioni sono molteplici, ma una prima di tutte. Qualsiasi iniziativa per correggere o aggiustare la linea del Pd passa da un accordo con la segretaria. Non c’è al momento alcun margine per un rovescio degli equilibri interni e non s’intravede un’alternativa verosimile: ci sono mugugni e gesti d’insofferenza, ma niente di più.

Non basta ancora. Più ci si avvicina alla fine della legislatura (primi mesi del ’27) più conta il criterio con cui saranno compilate le liste. Certo, si tratta di conoscere prima quale sarà la legge elettorale con cui voteremo, ma subito dopo la priorità saranno le candidature, le possibilità realistiche d’essere eletti. Chi nel Pd difende un profilo ‘riformista’, come si usa dire – osserva l’editorialista – sa che gli spazi saranno ridotti e non troppo numerose le candidature riservate a coloro la cui fedeltà a Elly Schlein sarà stata meno che granitica.

In teoria c’è tempo per immaginare un nuovo gruppo, la famosa ‘gamba moderata’ di cui si favoleggia, in grado di riunire i ‘moderati’ di varia provenienza e di bilanciare la linea della coalizione. Tutto è possibile, ma è bene non farsi troppe illusioni: quello che conta è l’asse della coalizione, ormai ben definito. Quello che conta oggi è la mancanza di un’autentica volontà di mettere in difficoltà la segretaria Schlein. Ecco perché Renzi, in singolare sintonia con la prudenza di Conte, figura molto lontana da lui, capisce che l’unico modo per costruire il futuro è lavorare sui tempi lunghi.

Oggi il centrosinistra è perdente, come sanno tutti, e proprio per questo uno scossone troppo forte avrebbe un esito fatale. Di sicuro l’assetto del ‘campo largo’ è tutto da valutare. Mancano i temi concreti, al di là degli slogan; e sembra ancora forte la tentazione declamatoria e retorica. Non a caso – conclude – il cavallo di battaglia, nelle ultime settimane, ha coinciso con la politica mediorientale, ossia con lo spazio dato alla Flotilla e ai vessilli palestinesi sventolati ovunque”.

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