Tutti pensano che sia necessario trattare con Trump per abbattere i dazi e studiano contropartite e strategie di contromisure.
Non si può fare altrimenti. Ma una cosa appare sempre più evidente. I dazi per Trump non sono tanto una misura per riequilibrare gli scambi commerciali, quanto piuttosto una nuova fonte di entrate fiscali.
Obiettivo di Trump è mostrare agli elettori che lui tassa i paesi profittatori ed abbassa le tasse agli americani. Poco gli importa che, comunque, i dazi li pagheranno i consumatori americani e che una simile manovra altro non è che uno spostamento del carico fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette, pur se limitato alle importazioni. Per lui conta la sua narrazione e gli sciocchi che gli credeva.
Se questo è vero, e purtroppo appare probabile, allora sarà ben difficile ottenere una consistente riduzione o abolizione dei dazi, perché in tal caso Trump non avrebbe gettito fiscale sufficiente da usare per abbassare le tasse o per ridurre il disavanzo pubblico. E in questo caso a noi non resterà che rendere pan per focaccia, tassando prodotti e servizi americani.








