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Trump ha sempre ragione? | L’analisi di Stefano Stefanini

Stefano Stefanini sulla Stampa osserva come il quadro geopolitico in Ucraina (e non solo) sia nelle mani ‘del volubile Trump’.

Donald Trump ha ragione. Gli ucraini e gli europei precipitatisi a Ginevra per contrastare i punti chiave del suo piano di pace per l’Ucraina – cessione territorio, semi smilitarizzazione delle forze ucraine, garanzie internazionali all’acqua di rosa – esordiscono dandogli ragione.

«Lavoriamo sul piano Trump», dicevano, mentre usciva un ‘piano europeo’ che mostra quanta distanza li separi.

Siamo entrati in fase di fitta diplomazia. Ma il punto di partenza” – scrive l’editorialista – “rimane lo stesso: il presidente americano ha sempre ragione.

Ha pienamente ragione quando dice che è ora di finirla col bagno di sangue, quantunque lo preoccupi molto meno altrove, vedi Sudan. Ma il Sudan è in Africa – sorvoliamo come chiamò l’intero continente nel 2018.

In Ucraina, basterebbe che vi mettesse fine chi l’ha iniziato (e subito): Vladimir Putin. Kiev e le capitali europee lo chiedono da mesi: cessate il fuoco immediato. Garantirebbe quella fine del bagno di sangue che sta tanto a cuore al presidente americano.

Senonché egli non dice a Putin di smetterla, dice agli ucraini di smettere di difendersi.

Quando l’Ucraina abbia capitolato alle richieste di Mosca e non sia più in grado di difendersi, allora, certo, il bagno di sangue avrà fine. Su questo Donald Trump ha indiscutibilmente ragione.

Donald Trump ci ha abituato ai suoi cambiamenti d’idea. Può farlo anche questa volta. È impaziente di arrivare a una conclusione.

Aveva imposto a Zelensky una scadenza di cinque giorni dopo una guerra di quasi quattro anni. Per festeggiare il Ringraziamento con un’altra “pace”?

Aveva detto che i 28 punti non sono definitivi. Per lui no, ma per Putin? Una volta messi sul tavolo, pur ufficiosamente, il presidente russo non ha che da dire ‘li accetto’ per rendere problematica una marcia indietro.

Intorno al piano americano vengono al pettine due nodi: Ucraina e rapporti UsaEuropa nell’era Trump.

Per l’Ucraina le discriminanti fondamentali fra ‘piani’ sono la tregua prima di cominciare a negoziare e la cessione alla Russia di territorio non conquistato. Su entrambi Kiev e gli europei non possono mollare. Per tutto il resto le vie della diplomazia sono infinite.

Quanto alle relazioni transatlantiche” – conclude Stefanini – “gli storici si domanderanno cosa giustificasse l’ondata di servilismo, lodi e doni dei leader verso Trump, senza ottenere nulla o quasi in cambio – anzi incoraggiandolo a raddoppiare”.

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