Alcuni grandi marchi francesi, in controtendenza rispetto a moltissime multinazionali europee e mondiali, per il momento non abbandoneranno la Russia per non perdere parte del loro giro d’affari.
La reazione del mondo del lusso francese
Come spiegano i media locali, se il mondo del lusso francese nelle ultime ore si è schierato compatto decidendo di chiudere i propri punti vendita sul territorio russo in sostegno all’Ucraina – con Herme’s ad aprire le danze attraverso un annuncio su LinkedIn, seguito dal leader mondiale del settore LVMH, da Chanel e dal Gruppo Kering – in altri settori domina l’incertezza.
Il caso di Total Energies
Spicca la situazione della compagnia petrolifera Total Energies, azionista al 19,4 per cento del gigante russo del gas Novatek e protagonista di diversi progetti in Siberia. Nel 2020, il 17 per cento della sua produzione petrolifera e il 24 per cento delle sue riserve si trovavano in Russia. TotalEnergies si è limitata a comunicare che non darà vita “a nuovi progetti in Russia” e a condannare l’invasione dell’Ucraina, anche se il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha incitato il gruppo a cessare la propria attività sul territorio russo.
Le difficoltà di Bonduelle e Danone
Nell’agroalimentare a essere in difficoltà è Bonduelle, che in Russia ha il 5 per cento del suo mercato d’affari. “La nostra priorità è continuare l’attività, essere quindi in grado di seminare e raccogliere per continuare a soddisfare i mercati. Non auspichiamo, infatti, che alla crisi che stiamo vivendo si aggiunga una crisi alimentare”, ha dichiarato il direttore generale Guillaume Debrosse.
Danone, che nel paese ha una decina di fabbriche e circa 8.000 dipendenti, si è schierata sulla stessa linea, così come il gigante dell’industria lattierocasearia Lactalis e Savencia, specializzata nella produzione di formaggi.
La posizione della Renault
Nel settore dell’auto, la posizione più delicata è quella di Renault, la quale ha avvisato che per il momento si limiterà a “osservare la situazione”, perché il mercato russo ha rappresentato nel 2021 il 10 per cento del suo fatturato e la compagnia possiede la maggior parte delle quote della holding che controlla la società di produzione automobilistica russa Avtovaz. Il governo francese ha chiesto alle imprese private solamente di attenersi alle sanzioni decise, senza l’obbligo di cessare la propria attività in Russia.








