La fatica di unire, il lavoro invisibile “per tenere insieme le cose” – sottolinea su Libero Mario Sechi – è la missione del politico, esaltare la diversità, far emergere i legittimi interessi e trovare i punti in comune tra le forze che aspirano al governo. È la fatica di Giorgia Meloni, il mestiere del presidente del Consiglio, capo del governo, leader di Fratelli d’Italia. Nel paese dei bianchi e neri, guelfi e ghibellini, dell’italiano diviso tra Coppi e Bartali, “tenere insieme le cose” a volte appare come una fatica di Sisifo, ma qualcuno questo lavoro deve farlo e oggi tocca a lei, la prima donna. Deve vincere e rassicurare, governare e condividere, attutire e attaccare.
Dopo il voto in Sardegna – un importante test locale, il primo di una sequenza che culminerà con le elezioni europee all’inizio di giugno – l’opposizione ha provato a imbastire la storia di una maggioranza in disarmo, in declino, alla vigilia addirittura della crisi di governo. Un’operazione di propaganda sfascista che con la schiacciante vittoria del centrodestra in Abruzzo si è trasformata in un boomerang e ha rivelato la miope visione del Partito democratico e del Movimento Cinque Stelle. Elly Schlein e Giuseppe Conte si sono rivelati figure tragiche, senza visione e responsabilità, pifferai sull’orlo del burrone che predicano il tanto peggio tanto meglio, dimenticando l’interesse nazionale.
La nostra politica interna è cambiata profondamente, è inseparabile dallo scenario internazionale, i fatti guizzano tra le stanze di un edificio di vertiginosa complessità, un labirinto di Escher. La strambata della pandemia è diventata un nuovo corso della storia con l’invasione dell’Ucraina e la materializzazione della guerra al confine orientale dell’Europa. Una leadership si forgia nel ferro e fuoco, chiamata a guidare una grande nazione del G7 in tempo di guerra, Giorgia Meloni è testimone e protagonista dello “stato d’eccezione” in cui siamo piombati dal 2020, anno della pandemia.








