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Sulle armi cade il dogma del 3% | L’analisi di Maurizio Belpietro

“Per anni – scrive Maurizio Belpietro sulla Verità – è stato il dogma di una religione laica che nessuno ha mai provato a mettere in discussione. Scolpito nelle tavole di Maastricht, l’assioma del 3 per cento ha messo in crisi diversi governi italiani e imposto misure draconiane che sono state pagate con il blocco delle pensioni e i tagli alla sanità e all’istruzione.

Ricordate i tempi di Mario Monti, quando l’ex rettore della Bocconi prese il posto di Silvio Berlusconi? L’Europa guidata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ci chiese di fare i compiti a casa, ovvero di rispettare il primo comandamento di Bruxelles, cioè un deficit pubblico inferiore al 3 per cento del Prodotto interno lordo, con il risultato che l’equilibrio di bilancio è stato scritto nella Costituzione.

Più tardi, con il governo gialloverde, addirittura ci venne imposto il 2 e per settimane la discussione ruotò intorno all’impossibilità di salire al 2,4, con la tagliola dello spread sempre in agguato e il fiato sul collo delle agenzie di rating pronte a declassare i titoli del nostro debito pubblico.

Lo scorso anno la Commissione minacciò la procedura d’infrazione, chiedendo un aggiustamento di bilancio nell’ordine dei 10-12 miliardi. Uno zero virgola scatenava procedure di infrazione e crisi di panico a causa dello sforamento del 3 per cento.

Insomma, negli ultimi 30 anni il deficit oltre una certa soglia è stato l’obiettivo a cui si sono votati tutti i governi, i quali venivano giudicati non dagli italiani, ma dai funzionari europei, sulla base dello zero virgola. Mezzo punto in più appariva una catastrofe, un peccato mortale di impossibile remissione, i cui effetti rischiavano di mettere a repentaglio la tenuta finanziaria del Paese.

Beh, dimenticate tutto. O meglio: se ne sono dimenticati a Bruxelles. Dopo aver minacciato procedure d’infrazione nei confronti di chiunque sgarrasse e uscisse dai binari di Maastricht, ora l’Europa dice che il pareggio di bilancio, ovvero il deficit, non è un problema. Se prima la regola del 3 era un principio fondamentale e indiscutibile sul quale poggiava l’intera architettura della Ue, da ieri tutto è cambiato.

Violare il parametro su cui è fondata l’Europa non è più una colpa grave. Non crolla la finanza e neppure il mondo se ci si indebita e gli Stati che hanno una differenza tra entrate e uscite superiore non rischiano il fallimento. L’importante è che i soldi vengano spesi per armarci. Sì, per riempire gli arsenali (che sono stati svuotati negli ultimi tre anni regalando missili, blindati e cannoni all’Ucraina) ci si può indebitare e ce ne si può anche fottere della regola del 3.”

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