Si è appena conclusa la European Space Conference a Bruxelles, dove i decisori delle politiche spaziali si sono riuniti per fare il punto sulla situazione attuale e sugli scenari futuri.
In un periodo di enormi incertezze (Ucraina, Medio Oriente, elezioni che porteranno al voto quest’anno la metà circa della popolazione mondiale), la decisività dello Spazio è una certezza.
Bisogna definire quale è il ruolo che l’Europa vuole giocare nello scacchiere internazionale, al cospetto di grandi potenze amiche fraterne, accanto ad altre ben più distanti, che presentano una road map chiara e definita: Usa, Cina, India prospettano tutte il ritorno dell’uomo sulla luna in tempistiche ravvicinate ed una occupazione dello spazio notevolissima.
L’importanza dell’evento che si è svolto a Bruxelles è dimostrata dal livello della partecipazione: in primis ben quattro commissari europei (Breton, Sinkeviøius, e i vice presidenti Šeføoviø e Borrell).
Breton ha spiegato in maniera plastica che, a oggi, l’Europa, pur essendo una potenza spaziale, non ha un accesso autonomo allo spazio; che un approccio frammentato ci rende estremamente deboli; e che bisogna proteggere e investire in infrastrutture strategiche e in test facilities che ci consentano di essere determinanti e indipendenti in una prospettiva di medio-lungo tempo, così confermando quanto Esre (l’associazione europea degli enti di ricerca sullo spazio) e il Cira italiano sostengono con forza.
Al contempo, sempre Breton ha dichiarato che ammontano a ben 10 miliardi gli investimenti privati che l’Ue intende sollecitare nei prossimi cinque anni.
Generalmente condiviso è il bisogno di ispirare i cittadini e trasmettere la rilevanza che le attività spaziali hanno non solo lassù, ma proprio qui sulla terra: in primis, difesa e sicurezza (per i quali lo spazio è oramai già oggi «il» luogo da presidiare, come da ultimo Elon Musk ha dimostrato) e anche medicina, agricoltura, risorse minerarie, mobilità, con infiniti altri.
Occorre una più ampia comprensione e condivisione della necessità di investimenti nelle attività spaziali, affinché il decisore politico sia sostenuto, e motivare i giovani a seguire percorsi Stem, essenziali per il futuro del Paese.
Come ha ricordato il segretario di Stato belga, sarebbe però un grande errore se alle sfide dello Spazio l’Europa invece di rispondere con l’innovazione si fermasse alla regolamentazione.
Intanto, così come in Italia è in fase di lancio una legge per lo Spazio, anche in ambito europeo sta per essere depositata una proposta di regolamentazione del settore spaziale, che ovviamente non potrà essere approvata dall’attuale governance europea, di prossima scadenza, e costituirà invece una base di partenza e di discussione per l’imminente prossimo consesso europeo.
Nella Space Conference si è molto discusso di questa proposta di regolamentazione europea, sulla quale si nutrono molte speranze, ma anche non poche preoccupazioni.
Soprattutto le piccole e medie imprese temono infatti che l’aggravamento regolamentare possa determinare conseguenze insostenibili per il loro equilibrio economico finanziario, andando in direzione opposta rispetto al desiderio di sollecitazione e incentivazione della space economy europea.
La Bei, con Kris Peeters, ha ricordato come le Sme che operano nel settore spaziale vanno sostenute, pure a titolo di equity.
E anche la nostra Samantha Cristoforetti, per tutti, ha evidenziato che occorre investire nel settore spaziale, e supportare un ecosistema economico competitivo, anche rispetto alle sfide e all’approccio oramai imperante negli Stati Uniti che vede le imprese private più come committenti che come sub-contractor del settore pubblico.
La nutrita presenza dell’Asi e delle principali agenzie spaziali europee, nonché dei più significativi operatori di impresa dimostra quanto importante sia agevolare il sistema economico dello Spazio in Europa: per l’Italia, tra gli altri, Telespazio, e le sezioni italiane di Thales e Mbda.
Sul lato lanciatori, invece, fortissima la presenza francese, con Arianne attiva sul palco e fuori di esso in tutte le sue articolazioni.
Tantissime le Sme europee, che hanno dimostrato come vi siano prospettive di grande rilievo per il rafforzamento economico del settore spaziale in Europa; laddove però, come ha posto in luce Guillame de la Brosse di Dg Defis, è essenziale assicurare che la sovranità delle imprese, anche nel senso di assetto societario, sia e resti in Europa.
Lo spazio, si riferiva, è oggi anche, e tantissimo, Safety and Security: da qui i penetranti interventi, tra gli altri, degli italiani Franco Federici, consigliere militare del primo ministro, e Luca Goretti, capo di stato maggiore dell’Aeronautica, insieme agli altri più elevati esponenti della difesa europea, che confermano e rafforzano la posizione del nostro Paese, che deve assumere, pure in termini di posizioni ricoperte, rilevanza adeguata alle ambizioni che nutre e agli investimenti che eroga.








