Per lo sviluppo del nucleare in Italia serve un consenso generale e informato della popolazione e una regolamentazione certa per le aziende che intendono investire in questo settore.
Sono alcune delle premesse necessarie affinché si possa procedere verso questa tecnologia senza intoppi, emerse durante il confronto tra più esperti intervenuti al convegno organizzato da Aiden, l’Associazione italiana di diritto dell’energia, in corso a Milano.
Piergiuseppe Biandrino, presidente Aiden, ha messo in luce i vantaggi e gli svantaggi del nucleare, sottolineando che chi dispone già di questa tecnologia oltre confine riesce ad assicurare “prezzi al consumo che sono la metà di quelli praticati da noi” e che una risposta agli svantaggi sono i nuovi reattori nucleari: “Gli SMR sono una risposta efficace e positiva”.
Secondo Lorenzo Mottura, executive vice president strategy, corporate e development & innovation di Edison, potrebbe essere utile un nuovo “referendum”, che sarebbe di “aiuto se l’esito finale fosse favorevole”.
“Serve stabilità – ha sottolineato –, un supporto politico per il nucleare. E avere una visione di mercato che sia chiara. Chi fa cosa in Italia”.
Per Mottura si dovrebbe arrivare alla costruzione di un “progetto industriale, ingaggiando i territori, coinvolgendo gli industriali locali, per passare da ‘Not in my back yard’ a ‘Nuclear in my back yard’”.
“Spoliticizzare il tema, perché è un tema di tutti” è la prima condizione per lo sviluppo del nucleare nel nostro Paese, per Ruggero Corrias, chief public affairs officer di Newcleo.
Altro punto fondamentale è “fare squadra. Abbiamo competenze nuove”, ha detto, ricordando che all’Università di Torino “sono aumentate del 300% le iscrizioni a ingegneria nucleare. C’è posto per tutti, bisogna fare squadra in una logica di sistema”.
Sull’importanza di avere in Italia una “regolamentazione specifica” per l’energia da fusione si è soffermato Edoardo Fiorentini, head of magnetic fusion initiatives development di Eni.
Ha ricordato come in USA e UK siano già “stati fatti grandi passi avanti”. La seconda condizione indicata riguarda le “competenze. Abbiamo parlato tanto di tecnologia, ma le competenze, quindi avere delle persone che poi svilupperanno queste tecnologie, che avranno a che fare e alimenteranno il tessuto industriale, è fondamentale”.
Eni, come ha ricordato Fiorentini, è impegnata da tempo per lo sviluppo dell’energia da fusione. “Con l’MIT siamo partiti nel 2008 circa, per cercare soluzioni innovative in campo energetico. Nel 2018 abbiamo investito in una tecnologia che è quella dell’energia da fusione” – è intervenuto l’head of magnetic fusion initiatives development di Eni, spiegando che “è una tecnologia sicura, è virtualmente illimitata in quanto i due isotopi che utilizziamo sono presenti in natura o ricavabili dal processo, ed è efficiente e costante. Lo facciamo attraverso tre campi essenzialmente, che sono lo sviluppo tecnologico, lo sviluppo industriale e lo sviluppo di business”.
Per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione al 2050 delle proprie attività, Eni sta guardando a tutte le tecnologie disponibili, come ad esempio le bioenergie e le rinnovabili, la CCUS, e sta collaborando “con enti di ricerca, università e centri di eccellenza a livello mondiale”.








