Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’analisi] Strozzare l’economia russa. Ma il gas resta ancora fuori dalle sanzioni

Strozzare l’economia russa: è questo l’obiettivo delle sanzioni che Europa e Usa vogliono applicare dopo l’invasione dell’Ucraina. Il pacchetto europeo verrà elaborato nella notte, mentre quello Usa è stato delineato dal presidente Biden nel corso della conferenza stampa svoltasi in serata. Ursula von der Leyen ha annunciato lo stop alle esportazioni di tecnologia.

Tuttavia il tema centrale è quello delle forniture energetiche, considerando che il fabbisogno dell’Europa è coperto per il 40% dal gas proveniente dalla Russia. Su questo punto nevralgico le posizioni all’interno dei 27 sono molto divergenti e, per il momento il gas sembra essere escluso dalle sanzioni.

Biden ha garantito iniziative specifiche per abbassare i prezzi che oggi sono andati alle stelle: il greggio ha superato la soglia di cento dollari al barile e il gas ha segnato un balzo del 51% a 134 euro. Tuttavia, la medaglia ha l’altra faccia: quanto potrebbe resistere l’economia russa senza vendere il gas all’Europa? Nè la Cina da sola è in grado di rappresentare un’alternativa. 

Già Gazprom deve fronteggiare le perdite legate al gasdotto Nord Stream 2 costato 10 miliardi e non ancora entrato in funzione per l’opposizione del governo tedesco. Berlino lo ha dichiarato morto e i problemi per il colosso energetico moscovita non possono che aumentare. L’eventuale crisi di Gazprom avrebbe effetti catastrofici per tutta l’economia russa. Anche per questo il primo effetto delle sanzioni c’è già stato: la Borsa di Mosca dopo aver accusato una perdita vicina al 40%, è stata chiusa mentre il rublo ha toccato il minimo sul dollaro. Prima ancora che arrivino le ritorsioni il sistema finanziario russo è andato in crisi.

Mosca, assicurano a Bruxelles e Washington, sarà tagliata fuori dai circuiti dell’Occidente e non potrà accedere al mercato europeo per finanziare il suo debito. Un blocco che tuttavia pesa poco, perché dalla guerra in Crimea in poi la Russia ha provveduto a ridurre il proprio debito pubblico, che al momento non arriva al 18% del suo Pil: livello tra i più bassi del mondo, inferiore agli Stati Uniti e alla Cina. Senza contare che l’aumento del prezzo di gas petrolio ha portato le riserve di valuta pregiata della Russia al record di 600 miliardi di dollari.

Il primo a muoversi concretamente è stato il Regno Unito. Ha annunciato che tutte le principali banche russe saranno escluse dal sistema finanziario britannico. I beni della seconda banca russa la Vtb, saranno congelati, mentre la compagnia aerea Aeroflot è stata messa la bando. I media britannici fanno notare come la squadra di calco del Manchester United, che ha una partnership commerciale con la compagnia aerea, questa settimana abbia usato la Titan Airways per volare a Madrid per il match di Champions League contro l’Atletico.

Misure simili saranno adottate anche nei confronti della Bielorussia ha annunciato Johnson. Londra ha già applicato sanzioni per quei membri della Duma e del Consiglio della Federazione che hanno votato per riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk “in flagrante violazione della sovranità territoriale dell’Ucraina”.

Il Giappone prevede il divieto di visto per le persone legate alle “due cosiddette repubbliche” russofone, oltre al congelamento dei loro beni e al divieto di scambi commerciali. Il Canada vieterà ai propri cittadini di effettuare qualsiasi transazione estera con i territori separatisti e provvederà a delle misure contro i parlamentari russi che hanno approvato il riconoscimento delle aree indipendentiste.

 “Sanzioni aggiuntive” saranno imposte alle banche russe con le quali saranno vietate tutte le transazioni finanziarie. Cauta la Cina, che invita le parti alla moderazione, più vicina a Mosca considerando i rapporti ai minimi storici con Washington, mentre Taiwan in rotta con Pechino ha espresso una dura condanna contro Mosca. C’è da superare il solito problema delle ripercussioni delle sanzioni anche su chi le mette.

Quelle contro tre banche russe – Rossiya Bank, Promsvyazbank e Veb – minacciano ripercussioni anche sul nostro sistema bancario, soprattutto per l’Italia, l’Austria, la Francia, le più esposte. Per non parlare dell’ipotesi di impedire ai russi l’accesso al sistema internazionale Swift dei pagamenti bancari. Significa che una banca occidentale non potrebbe esigere trasferimenti dalla Russia: visto il livello di scambi commerciali, sarebbe un disastro. Tanto che è fortissima la pressione della Bce e dei grossi istituti finanziari affinché quest’arma non venga utilizzata: l’allarme era altissimo fino a ieri, prima dell’invasione dell’Ucraina. Ora l’allarme resta, la situazione è totalmente cambiata.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.