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Storage di energia: e se il pompaggio idroelettrico lo facessimo in mare? | L’idea di Simone Biondi, business development lead di Sizable Energy

Negli ultimi cinque anni, l’incremento della capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabili ha avuto un andamento esponenziale nel mondo: 473 GW nel 2023, secondo il Renewable Energy Statistics 2024 di IRENA.

Un sistema che, per funzionare, ha bisogno di sistemi di accumulo in grado non solo di fornire quantità aggiuntive di energia quando le rinnovabili non sono sufficienti, ma anche di assorbire energia quando la produzione eccede il consumo.

Tra i sistemi di accumulo, il pompaggio idroelettrico è ancora il più efficiente mai sviluppato.

Benché l’Italia sia il terzo Paese europeo con maggiore capacità di storage idroelettrico, oggi è in grado di garantire non più di una trentina di GWh. Servono nuovi pompaggi, indispensabili nello scenario di elevato rapporto tra capacità rinnovabile installata e curva dei consumi che caratterizzerà i sistemi decarbonizzati.

Un ruolo fondamentale, quello dello storage a lunga durata, che ben analizza Simone Biondi, business development lead di Sizable Energy, sul numero di Nuova Energia in distribuzione.

“La realizzazione di nuovi impianti di pompaggio idroelettrico tradizionali, ancorché indispensabile, risulta complessa sotto diversi aspetti. La specificità di ogni sito impone valutazioni tecniche dettagliate. A questa sfida si aggiunge una crescente competizione per le risorse idriche.”

L’acqua, risorsa limitata e multifunzionale, vede la sua destinazione per la produzione energetica su larga scala entrare in potenziale conflitto con altri usi.

Ecco allora l’idea: perché non portare offshore il pompaggio idroelettrico?

“È da questa intuizione che è nato Sizable – prosegue Simone Biondi – il sistema di storage concepito da Manuele Aufiero e Carlo Fiorina, che sfrutta il potenziale gravitazionale di un liquido. Nel nostro caso si tratta di salamoia, acqua di mare in cui è disciolto sale marino fino a saturazione, ottenendo una soluzione il 20 per cento più densa di quella dell’acqua ma sostanzialmente innocua anche nel caso estremo di una dispersione.”

Il sistema di conversione dell’energia si affida alla tecnologia centenaria del pompaggio idroelettrico e si compone di due serbatoi a diverse altezze: uno galleggiante sulla superficie del mare e uno posizionato sul fondo marino, collegati da una tubazione attraverso la quale scorre la soluzione passando attraverso turbo-pompe reversibili.

Come nel caso del pompaggio idroelettrico tradizionale, l’energia è accumulata quando la soluzione salina è pompata in alto e stoccata nel serbatoio galleggiante.

“Questa tecnologia innovativa può funzionare sia come soluzione autonoma di accumulo energetico su larga scala, sia abbinata a impianti eolici galleggianti – conclude Biondi –. Può operare a diverse profondità del fondale marino (da 400 a 1.500 metri) e può essere ubicata fino a 40 km di distanza dalla costa. Il potenziale di siti idonei è vastissimo.”Inizio moduloFine modulo

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