“La questione più seria è che il conflitto di interessi è sopravvissuto alla morte di Silvio Berlusconi e l’intreccio tra Forza Italia e Mediaset, tra la famiglia Berlusconi e i partiti del centrodestra rimane”.
Lo scrive in una analisi interessante Stefano Feltri, nei suoi “appunti del giorno”, una newsletter quotidiana dove commenta i fatti salienti.
“Non sono ricattabile”, aveva detto a inizio legislatura Giorgia Meloni in un messaggio che pareva rivolto al datore di lavoro del compagno e alleato di governo, Silvio Berlusconi.
“L’esposizione di Giambruno in conduzione ha, all’improvviso, reso Meloni meno autonoma, come i fatti poi hanno dimostrato”.
“C’è un doppio cinismo – segnala Feltri – quello di Mediaset, controllata dalla stessa famiglia che possiede (in senso metaforico e finanziario) anche Forza Italia, e che crea una leva di pressione là dove ne era priva, perché Meloni ha tanti difetti ma è estranea alla rete di affari, favori e gossip del berlusconismo.
Il secondo cinismo è quello di Giambruno, che avrebbe potuto dire “no grazie”, o magari farsi dare un programma di sport, di cucina, di viabilità… e invece coglie l’occasione al volo” precisa Feltri.
“Ogni volta che vado in un talk – ricorda Feltri – un tecnico della produzione aggancia il microfono alla giacca, microfono che resta spento finché qualcuno dalla regia non “apre” il canale, cioè lascia entrare il suono nel flusso che arriva in studio e allo spettatore”.
“Quindi qualcuno dalla regia Mediaset ha aperto il microfono di Giambruno e ha registrato il tutto e lo ha passato a Striscia. Fermiamoci un secondo. Questa semplice analisi dimostra che a Mediaset in parecchi sapevano dei comportamenti di Giambruno, delle sue profferte sessuali alle colleghe che sono inappropriate su ogni posto di lavoro” prosegue Feltri.
“Si può immaginare che comportamenti di questo tipo da parte del compagno della presidente del Consiglio non passino inosservati. Un’azienda normale, o almeno un’azienda americana, avrebbe convocato Giambruno per dargli un avvertimento, oppure lo avrebbe sanzionato dopo aver giudicato quelle esternazioni incompatibili con la cultura e i codici di comportamento aziendali”.
“A Mediaset, invece, i video vengono passati a Striscia la notizia che li manda in onda. E così ecco che Giambruno da protagonista della vicenda diventa mero strumento: non è più lui a essere il bersaglio, ma la compagna, cioè Giorgia Meloni”.
“A questo punto è inevitabile che Meloni debba reagire, perché una vicenda di comportamenti inappropriati in azienda è stata trasformata dall’azienda stessa in un caso politico. O la premier interviene, o è complice, connivente, è la donna che accetta l’umiliazione pubblica. E chi si può fidare di un premier così?”
“Dunque Meloni viene costretta a reagire non dai comportamenti del marito, ma dal modo in cui Mediaset decide di usarli. E arriva il comunicato social che annuncia la fine della relazione. Che va, dunque, interpretato come un documento politico, più che come un doloroso aggiornamento su vicende private difficili da tenere riservate a causa dell’estrema visibilità che il ruolo di Meloni impone”.
E nel messaggio della premier quello che conta è il post scriptum: “Tutti quelli che hanno sperato di indebolirmi colpendomi in casa sappiano che per quanto la goccia possa sperare di scavare la pietra, la pietra rimane pietra e la goccia è solo acqua”.
Questo criptico commento sembra collegarsi a quel precedente “non sono ricattabile”.
“Se ci pensate bene, Meloni sta dicendo una cosa pesante: che l’uscita dei video non ha innescato una crisi di coppia, ma è stata una operazione per colpirla “in casa” come forma di pressione prolungata e con un obiettivo”.
“I dirigenti Mediaset hanno davvero bisogno di vedere in un programma Mediaset quello che succede negli studi Mediaset? E solo dopo che è andato in onda – danneggiando anche la reputazione di Mediaset stessa, ovviamente – provano a prendere provvedimenti?”.








